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Cronaca sabato 17 giugno 2017 ore 21:54

Consip, il consiglio di amministrazione è decaduto

Si sono dimessi due consiglieri su tre: il presidente Luigi Ferrara e la consigliera Marialaura Ferrigno. Di conseguenza l'interno cda si è azzerato



ROMA — Colpo di scena nella vicenda della Consip, la centrale acquisti del ministero dell'economia al centro di un'inchiesta delle procure di Napoli e Roma su episodi di corruzione e turbativa d'asta in alcune supergare da miliardi di euro (vedi qui sotto gli articoli collegati).

Nel pomeriggio si sono dimessi due membri su tre del consiglio di amministrazione: il presidente Luigi Ferrara e la consigliera Marialaura Ferrigno, rappresentanti del ministero del Tesoro. Quindi l'intero cda è automaticamente decaduto, compreso il terzo membro, l'amministratore delegato Luigi Marroni.

Nei giorni scorsi sia Ferrara che Marroni sono stati interrogati dagli inquirenti della procura di Roma in veste di testimoni in merito alle fughe di notizie che fin dall'estate scorsa hanno ostacolato il lavoro degli investigatori. Soprattutto Marroni può essere considerato il testimone principale nonchè l'accusatore numero uno di alcuni indagati molto noti: il ministro dello sport Luca Lotti, indagato per rivelazione di segreto d'ufficio con i generali dei Carabinieri Emanuele Saltalamacchia e Tullio Del Sette, e il padre del segretario del Pd Matteo Renzi, Tiziano, indagato per traffico di influenze illecite insieme all'amico faccendiere Carlo Russo e all'ex parlamentare di Alleanza nazionale Italo Bocchino.

Nonostante che l'inchiesta tenga banco sui mezzi di informazione dal dicembre scorso, sia Marroni che Lotti erano rimasti, finora, al loro posto. Ma ormai il tempo era scaduto, almeno per Marroni, e lo dimostra la tempistica delle dimissioni di Ferrara e Ferrigno.

Per martedì prossimo, 20 giugno, è infatti all'ordine del giorno del Senato la discussione di una mozione presentata dai parlamentari del gruppo Idea per chiedere di azzerare i vertici della Consip alla luce di quanto emerso nel corso delle indagini e della presa di posizione del governo Gentiloni che, nei mesi scorsi, ha confermato la fiducia sia all'amministratore  delegato Marroni, il testimone che accusa un ministro di fare soffiate, sia al ministro Lotti, l'indagato che si professa innocente. Impossibile che tutti e due dicano la verità, è il ragionamento delle forze di opposizione. E non fa una grinza.

Il passaggio in Aula di martedì prossimo sarebbe stato quindi politicamente molto delicato, a tal punto che ieri il gruppo del Pd a Palazzo Madama ha cercato di disinnescarlo presentando a sua volta una mozione per chiedere il rinnovo del cda della Consip. Ma evidentemente il rischio bocciatura, conta dei voti alla mano, era talmente elevato per i Dem che la strategia è rapidamente cambiata. E così, in un caldissimo sabato di giugno, il ministro Padoan, dopo aver chiesto inutilmente a Marroni un passo indietro, è intervenuto su Ferrara e Ferrigno ed entrambi si sono dimessi, facendo decadere il cda prima che la patata bollente Consip approdasse in Senato.

Nei prossimi giorni toccherà proprio a Marroni convocare l'assemblea dei soci per la nomina dei nuovi vertici.  

Nel frattempo, ovviamente, l'inchiesta delle procure di Roma e Napoli va avanti così come Marroni, anche se ormai fuori da Consip, resta il testimone principale.


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