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Cronaca giovedì 14 settembre 2017 ore 19:50

Consip, prima condanna per corruzione

Ha patteggiato un anno e otto mesi l'ex dirigente della Consip corrotto con centomila euro dall'imprenditore Alfredo Romeo



ROMA — E' l'uomo chiave nel filone 'corruzione' dell'inchiesta sugli appalti della Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. Ed è stato il primo a essere condannato. Ha patteggiato un anno e otto mesi di carcere Marco Gasparri, il dirigente della Consip che ha confessato di aver accettato centomila euro dall'imprenditore napoletano Alfredo Romeo per fornirgli informazioni utili per vincere le gare. Il processo a carico di Romeo, anche lui accusato di corruzione, inizierà il 19 ottobre.

Gasparri ha confermato anche in sede processuale di aver instaurato rapporti stabili con Romeo nel 2013, quando gli furono consegnati i primi cinquemila euro. Dal 2014 i versamenti diventarono sempre più frequenti fino a mettere insieme la somma di centomila euro. Il tutto in cambio di notizie riservate sui vari lotti delle supergare di appalto, compresa quella FM4 per il facility management da 2 miliardi e 700 milioni di euro.

Gasparri si presentò spontaneamente in procura accompagnato dal suo avvocato nell'autunno del 2016, quando venne a sapere che gli uffici romani della società di Romeo erano stati perquisiti. In considerazione della collaborazione fornita agli investigatori, non è mai andato in carcere mentre Romeo ha già scontato cinque mesi agli arresti.

C'è poi l'altro filone dell'inchiesta Consip, quello sulle fughe di notizie che hanno inquinato le indagini. Su questo fronte, oggi il Consiglio superiore della magistratura ha inviato alla procura alcuni atti della pratica Consip-Cpl Concordia (una cooperativa che si occupa di cogenerazione). Gli atti riguardano il comportamento di alcuni ufficiali di polizia giudiziaria che trasmisero dalla procura di Napoli a quella di Roma un fascicolo riguardante la Cpl-Concordia contenente anche la trascrizione di una telefonata fra Matteo Renzi e il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi che poi fu pubblicata sui giornali.

Sempre nel filone sulle fughe di notizie nell'inchiesta Consip sono indagati per rivelazione di segreto d'ufficio il ministro dello sport Luca Lotti, il comandante generale dei carabinieri Tullio Del Sette, il comandante della Legione Toscana dei Carabinieri Emanuele Saltalacchia. Nell'inchiesta è coinvolto anche il padre di Matteo Renzi, Tiziano, accusato di traffico di influenze illecite. Il grande accusatore del padre del segretario del Pd è l'ex amministratore delegato della Consip, Luigi Marroni.

E' invece accusato di falso e rivelazione di segreto d'ufficio il maggiore del Noe di Napoli Giampaolo Scafarto mentre il numero due del Noe, Alessandro Sessa, è indagato per depistaggio.


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