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Attualità lunedì 01 giugno 2020 ore 19:50

Il Covid è più debole? Sì, no... forse

Secondo l'Oms "il virus non si è indebolito, siano noi a curarlo meglio". Ma l'ospedale S.Raffaele è sicuro: "Il virus si replica meno rapidamente"



MILANO — Come se non bastassero i lutti, gli enormi disagi e la crisi economica generati dall'epidemia di Covid-19, è salita alla ribalta della cronaca anche una zuffa fra scienziati sull'ipotetico indebolimento del SarsCov2. 

A sollevare il polverone sono state alcune frasi pronunciate in una trasmissione televisiva del primario anestesista dell'ospedale San Raffaele di Milano, Alberto Zangrillo: "Il virus clinicamente non esiste più" ha dichiarato Zangrillo dopo di che ha citato uno studio in corso al San Raffaele che sta dimostrando che la carica virale del coronavirus si sarebbe indebolita. 

Immediate le repliche, allarmatissime, dell'Istituto superiore di sanità e dell'Organizzazione mondiale della sanità: "Non è vero che il virus è scomparso o si è indebolito, siamo noi che lo curiamo meglio"; "Il coronavirus sta circolando meno e la carica virale si è attenuata per effetto del confinamento e dell'uso delle mascherine e del distanziamento sociale. Ma non ci sono prove scientifiche che sia mutato".

Zangrillo ha controreplicato ricordando che lui ha detto 'scomparso clinicamente' e non scomparso dalla circolazione. "Io sono certo che il virus sia ancora fra noi - ha ribadito - però ci sono tanti virus fra noi". E, per intendersi, non provocano stragi.

Qualche ora dopo è arrivata un'intervista chiarificatrice rilasciata all'agenzia Ansa da Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia del San Raffaele. Clementi ha confermato quanto anticipato dal collega Zangrillo: ora il SarsCov2 si replica meno rapidamente rispetto a un paio di mesi fa e la carica virale di Maggio è 10 volte inferiore rispetto a quella di Marzo. Il dato è frutto dell'osservazione di 200 pazienti ricoverati al San Raffaele e oggetto di uno studio che sta per essere pubblicato sulla rivista Clinical Chemistry and laboratory medicine.

Clementi ha spiegato che l'indagine è iniziata dall'osservazione dei pazienti ricoverati nei reparti Covid: i medici avevano notato che, con il passare delle settimane, la malattia si presentava in forma meno grave e i ricoveri in terapia intensiva diventavano sempre meno frequenti. Escludendo che il virus abbia subito mutazioni genetiche significative, i ricercatori, utilizzando tecniche di analisi molecolare, hanno allora studiato la velocità di replicazione del virus confrontando la quantità di SarsCov2 presente nei tamponi di 100 malati di Covid ricoverati nella prima metà di Marzo con la quantità di virus presente nei tamponi di altri 100 ricoverati nella seconda metà di Maggio.

E' venuta fuori una differenza macroscopica fra i due campioni di pazienti: quelli del mese di Maggio avevano una carica virale e una velocità di replicazione 10 volte più bassa. Clementi ha sottolineato che si tratta di un aspetto rilevato anche in altri virus come quelli dell'Hiv e dell'epatite B e C. 

Ora lo studio proseguirà su altri pazienti, alcuni dei quali americani, in collaborazione con Guido Silvestri della Emory University di Atlanta.

Concludendo, non ci resta che metterci la mascherina, lavarci le mani e aspettare l'evoluzione della ricerca scientifica. Magari, perchè no, con una speranza in più.

Elisabetta Matini
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