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Brevemondo Domenica 30 Agosto 2026 ore 06:30

Russia-Ucraina, Venezuela e Ratko Mladić

La visita del capo della Cia a Mosca riaccende i riflettori sull’Ucraina, l’accordo sul petrolio venezuelano e la morte di Mladić



. — Benvenuti su Brevemondo. Cominciamo.

È sempre Russia-Ucraina

Il conflitto in Medio Oriente, di cui un paio di giorni fa ricorrevano i sei mesi dall’inizio, ha oscurato per lunghi tratti la guerra in Ucraina. Che, però, non si è mai fermata. Protagonisti delle ultime settimane sono stati soprattutto i droni: il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per esempio, ha intenzione di aumentare gli attacchi contro la Russia facendo uso di mille droni al giorno. Ben più dei 300 su cui si attesta attualmente Kiev. Va da sé che Mosca non sta a guardare. Nei giorni scorsi, un attacco con i droni lanciato dalla Russia ha ucciso tre persone: purtroppo non una novità, ma lo è il fatto che l’arma fosse interamente comandata dall’intelligenza artificiale. Dai resti dei droni sarebbero stati recuperati chip di Nvidia, il colosso statunitense che si occupa (anche) di semiconduttori, che ha negato comunque di vendere questo tipo di prodotti al Cremlino. Banalmente, si tratterebbe di “minicomputer” che si trovano in dispositivi pensati per studenti e start-up.

A risollevare l’attenzione sul conflitto, in particolare, ci ha pensato John Ratcliffe, il capo della Cia, l’agenzia dei servizi segreti statunitense che rivolge le sue attività prevalentemente all’estero. Ratcliffe infatti è stato a Mosca per una visita che la stessa Cia ha evitato di commentare, pur senza negarlo. Secondo quanto appreso, Ratcliffe avrebbe messo in guardia la Russia su un possibile attacco contro i Paesi membri della Nato - in particolare quelli dell’Europa orientale e dei Baltici - e, secondariamente, invitato i russi a non sostenere economicamente e militarmente l’Iran. Per Axios, inoltre, Ratcliffe avrebbe proposto a Mosca l’idea di un vertice trilaterale tra Trump, Zelensky e Vladimir Putin. In ogni caso, c’è anche chi ipotizza che le voci insistenti su un possibile attacco contro la Nato voluto dal presidente russo Vladimir Putin per saggiare la risposta di Washington siano state fatte circolare proprio per garantirsi un contatto con gli Stati Uniti.

Il direttore della Cia John Ratcliffe [X Account]

Del resto, che la Russia non voglia correre davvero il rischio di attivare l’alleanza militare lo sostiene anche il presidente statunitense Donald Trump. Quest’ultimo, infatti, ha confermato come Ratcliffe abbia dissuaso Mosca dal procedere in questo senso e che il governo russo stesso abbia bollato come “storielle paurose” quelle che raccontano di un possibile attacco. Per il momento, però, non appare neppure prossima una soluzione al conflitto stesso: secondo Dmitrij Peskov, portavoce del Cremlino, non è in programma alcuna telefonata tra Trump e Putin e, soprattutto, non ci sono aggiornamenti sul piano di pace in Ucraina. “Mancano nuove idee”, ha detto candidamente.

Washington si prende il petrolio venezuelano

THE BIGGEST OIL DEAL IN WORLD HISTORY!”. Così Trump ha definito l’accordo che gli Stati Uniti hanno siglato con il Venezuela e relativo alla gestione del petrolio del Paese. Che gli Stati Uniti avessero fatto un pensierino sulla produzione del greggio a Caracas dopo la cattura e l’arresto dell’ex presidente Nicolás Maduro non è una novità. Anzi: da tempo, Washington vende il petrolio venezuelano per conto del governo di Delcy Rodríguez e, secondo alcuni, in parte s’intasca i proventi. Ma che sia stata raggiunta una vera e propria intesa, formale, non era scontato.

Lo schema dovrebbe essere questo: gli Stati Uniti prenderanno il controllo di un quinto delle riserve petrolifere del Venezuela, stimato in 65 miliardi di barili, e così facendo agiranno in due direzioni. Da un lato Washington si garantirà una nuova fonte di approvvigionamento per abbassare i prezzi del carburante in patria (non male in vista delle midterm elections); dall’altro, invece, spera di “riaccendere” l’industria energetica del Venezuela stesso, in modo da poter assicurare al governo risorse indispensabili per fare le riforme necessarie a risollevare il Paese. L’accordo, come spiegato da Rodríguez, avrà la durata di 25 anni e punta ad aumentare la produzione del greggio venezuelano a 1,5 milioni di barili al giorno.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump [Account X]

Quel che è certo è che l’accordo limita la sovranità del Venezuela sulle proprie risorse - anche se la presidente ha smentito questa ipotesi - con conseguenze anche sulla stessa Rodríguez. Già vice di Maduro, la presidente ad interim del Venezuela è rapidamente diventata una fedele alleata di Trump, conquistandosi una certa dose di antipatie all’interno del Paese. Del resto, Rodríguez non è stata lasciata al governo casualmente: oltre a essere stata ministra dell’Energia con Maduro - dunque già in stretto contatto con i produttori di petrolio - si è dimostrata essere una garanzia per gli Stati Uniti. Tant’è che María Corina Machado, l’oppositrice di Maduro e vincitrice del Premio Nobel, che sembrava sicura di dover prendere la guida del Paese col sostegno di Trump, è rimasta ampiamente ai margini.

Pare che non tutti disprezzino Ratko Mladić

La morte di Ratko Mladić, avvenuta nei giorni scorsi nella sezione ospedaliera del centro di detenzione delle Nazioni Unite all'Aia, ha rimesso in moto la storia. La figura di Mladić è stata centrale durante il conflitto in Bosnia-Erzegovina tra 1992 e 1995: fu infatti il comandante dell’esercito della Republika Srpska, ovvero quella entità territoriale eretta dai serbi della Bosnia che non volevano l’indipendenza del Paese per restare uniti alla Serbia. Come sentenziato dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, istituito dall’Onu, in quegli anni Mladić si è reso responsabile di crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, con riferimento soprattutto a quanto avvenuto a Srebrenica nel luglio 1995, dove morirono più di ottomila bosniaci musulmani. Per questo è stato condannato all’ergastolo.

E se da un lato c’è chi, di fronte alla sua morte, ha visto chiudersi un capitolo di orrori e massacri, c’è invece chi non è intenzionato a seppellirne la memoria come un ergastolano o un criminale di guerra. Poche ore dopo la morte, infatti, il ministro della Giustizia della Serbia, Nenad Vujic, ha annunciato che il Paese intende omaggiare Mladić “con tutti gli onori militari di Stato di cui ha diritto”. Un annuncio appena smorzato dal presidente serbo Aleksandar Vucic, che comunque ha spiegato come la Serbia s’impegnerà a far sì che il corpo dell’ex comandante della Republika Srpska venga seppellito nel suo Paese. E, contestualmente, ha lanciato un attacco all’Occidente, accusato di voler far passare soltanto i serbi come responsabili di atrocità, mentre sarebbero stati taciuti i crimini compiuti da “croati, bosniaci, albanesi”.

Ratko Mladic [X Account]

Parole che hanno riaperto la questione annosa della possibile adesione della Serbia all’Unione Europea. Da parte della Commissione Europea è stato fatto sapere come la glorificazione di un personaggio come Mladić sia “in contrasto con i valori europei più fondamentali” e che, dunque, non abbia spazio “né nell'Unione Europea, né nei Paesi candidati”. Presa di posizione che può rafforzare la retorica nazionalista dello stesso Vucic: del resto, a ottobre, si terranno le elezioni anticipate per il Parlamento.

Il pezzo della settimana

Per Axios, la visita del capo della Cia in Russia non ha avuto come obiettivo soltanto quello di dissuadere Mosca dall’attaccare i vicini Paesi appartenenti alla Nato. Ratcliffe, infatti, avrebbe proposto al Cremlino l’idea di un vertice trilaterale tra Trump, Zelensky e Vladimir Putin. Si legge qui.

La canzone della settimana

Il petrolio venezuelano può aiutare Trump in vista delle elezioni di medio termine. La sua speranza è quella di riaccendere un boom petrolifero, come quello che ci fu in Texas. Cantato anche da Blind Lemon Jefferson.


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BLIND LEMON JEFFERSON - Oil Well Blues [1929]

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