Attualità Giovedì 14 Maggio 2026 ore 15:00
Suicidio assistito, quarto caso in Toscana

Dopo un iter legale iniziato nel Luglio dello scorso anno e un ricorso in tribunale Mariasole è morta mediante autosomministrazione del farmaco letale
TOSCANA — Dopo un iter legale iniziato nel Luglio dello scorso anno Mariasole, nome di fantasia a tutela della privacy di una 63enne toscana affetta da una forma severa di parkinsonismo degenerativo, è morta il 4 Maggio a casa sua, a seguito dell’autosomministrazione del farmaco letale fornito, insieme alla strumentazione, dal Servizio sanitario regionale. Ad assisterla nella procedura è stato il suo medico di fiducia, il dottor Paolo Malacarne. Lo rende noto l'Associazione Luca Coscioni.
Si tratta del quarto caso di suicidio assistito in Toscana, il 16esimo in Italia.
La patologia neurodegenerativa da cui “Mariasole” era affetta dal 2015 l’ha portata in pochi anni alla totale dipendenza da terzi: impossibilitata a camminare, comunicava solo tramite un comunicatore a tastiera e sintesi vocale e soffriva di grave disfagia e stipsi cronica, condizioni che richiedevano l’assistenza continuativa del marito e di operatori sanitari per ogni funzione vitale.
"Per ottenere il rispetto della propria volontà, Mariasole - si legge in una nota dell'associazione- ha dovuto intraprendere un lungo iter legale iniziato con la prima richiesta alla Asl nel Luglio 2025 e durato nove mesi". Un percorso in cui è stata seguita dal collegio legale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinato dall’avvocata Filomena Gallo. "L’azienda sanitaria - scrive l'associazione- le aveva inizialmente negato l’accesso al suicidio medicalmente assistito, ritenendo insussistente il requisito del trattamento di sostegno vitale anche se il parere del Comitato etico riconosceva la sussistenza di tutti i requisiti. Solo dopo una diffida, un ricorso d’urgenza presso il tribunale di Pisa e l’ulteriore aggravamento delle condizioni cliniche, con il conseguente rifiuto di Mariasole alla nutrizione artificiale (Peg), la commissione dell’Asl ha riconosciuto la sussistenza di tutti i requisiti previsti dalla Consulta".
"I motivi per cui ho deciso di fare questa scelta - queste le parole di Mariasole- sono vari: l’impossibilità di vivere una vita che sia degna di questo nome, non poter vedere, non poter parlare e quindi l’impossibilità di comunicare, non avere la possibilità di muovermi in nessun modo, non poter mangiare, in pratica non vivere. In questo periodo di attesa mi sono sentita defraudata di un diritto che dovrebbe essere inalienabile e la cosa più triste, che toglie dignità, è la lotta che ho dovuto fare insieme a chi mi è accanto. Spero che nessuno debba attendere nella sofferenza come me e sentirsi sola davanti ad ostacoli che non dovrebbero esserci una volta accertata la malattia e la volontà libera della persona”.
“Il nostro pensiero va alla famiglia di Mariasole. La sua è stata una battaglia portata a termine con tenacia contro un sistema che ancora oppone resistenze ideologiche e burocratiche - dichiarano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente Segretaria Nazionale e Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni - Mariasole nella sofferenza intollerabile che l’aveva portata a chiedere di essere sottoposta alle verifiche della sua condizione, ha dovuto opporsi ad un primo diniego e ricorrere ad un giudice. Tutto ciò dimostra quanto sia fondamentale l’interpretazione evolutiva del ‘sostegno vitale’: l’assistenza dei caregiver e il diritto di rifiutare trattamenti come la Peg sono parte integrante della libertà di scelta nel fine vita".
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