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Attualità lunedì 26 gennaio 2015 ore 12:56

Terremoti e alluvioni, i terribili primati toscani

Secondo l'ultimo rapporto Irpi-Cnr, la Toscana conta solo 500 edifici pubblici in sicurezza anti-sismica. L'Ordine dei geologi striglia la Regione



FIRENZE — Con 35 località colpite e 5 morti, nel 2014 la Toscana è stata tra le regioni italiane maggiormente interessate da frane e inondazioni.  A sottolinearlo sono i dati dell'ultimo elaborato dall'Irpi-Cnr (Istituto ricerca per la protezione idrogeologica).

"Siamo primi fra le regioni Italiane per numero di sfollati nel 2014, oltre 2.000, e secondi nel periodo dal 1964 al 2013, oltre 67.000, con 134 morti - commenta la presidente dell'Ordine dei geologi Maria Teresa Fagioli - E dal punto di vista sismico la situazione non è migliore. Su un totale di 287 Comuni, 92 sono ad alto rischio, 164 a rischio medio solo 24 sono a basso rischio".

Secondo la presidente dell'Ordine, in Toscana gli enti pubblici hanno dato dato troppo spazio a opere ingegneristiche di difesa a svantaggio di soluzioni di carattere geologico.  E non tengono in adegata considerazione l'apporto che i geologi potrebbero garantire alla soluzione dei problemi.

"Ancora oggi in Toscana sembrerebbe mancare, tra gli amministratori pubblici e i politici, la reale percezione dei rischi sismici e idrogeologici - dichiara Fagioli -  E ciò si traduce nel preferire interventi di emergenza realizzando ex post di opere ingegneristiche molto onerose ad un approccio, che avrebbe costi molto minori, olistico e preventivo, basato sulla conoscenza professionale, eminentemente geologica, del territorio fisico e delle sue dinamiche naturali". 

"La recentissima ristrutturazione dell’organico tecnico effettuato dalla Regione - prosegue Fagioli - sembra purtroppo confermare lo stesso indirizzo sbilanciato, con il settore sismico che ha solamente 6 geologi lasciati a coprire studi, verifiche e controlli per l’intero territorio regionale". 

"Una politica miope - conclude la presidente - che lesina sull’assunzione di geologi e sulla loro promozione a livelli dirigenziali e decisionali nella cura del territorio, degli abitati e della sicurezza degli abitanti che ci vivono, ignorando che ciò si tradurrebbe in una riduzione di spesa pubblica globale ed entità dei danni inevitabili».


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