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Attualità sabato 22 ottobre 2022 ore 11:40

Agricoltura a picco nel 2021 segnato dal Covid

trattore in un campo

Le ripercussioni della pandemia sul settore agricolo, che occupa 52.000 addetti, si sono tradotte in cali di fatturato fino al 50%



TOSCANA — Complice la pandemia da Covid-19, nel 2021 le imprese agricole toscane hanno subito una riduzione del fatturato fra il 10% e il 50% rispetto all’annata agraria precedente, con picchi di contrazione per il 15% delle aziende superiore al 50%. I numeri del settore che occupa 52.000 addetti creando un valore aggiunto di 2,4 miliardi di euro sono forniti da Cia Toscana su base dati Irpet, attinti dall'analisi sull’annata agraria 2021 e aspettative sul 2022.

L'analisi è stata presentata nel corso del convegno “Agricoltura toscana. Andamento economico e regolamento delle pratiche commerciali” organizzato da Cia-Agricoltori Italiani della Toscana svoltosi nella sede degli Olivicoltori Toscani Associati a Scandicci, in provincia di Firenze.

Ebbene: secondo l’indagine, tra le motivazioni della contrazione di fatturato figura il calo della domanda nazionale ed estera, compresa quella turistica: tutte le aziende vitivinicole hanno identificato questa motivazione come causa principale dell’andamento negativo dell’annata agraria, come anche il 90% di quelle vivaistiche. Per il 20% del campione ci sono poi i problemi di liquidità, mentre meno rilevanti sono risultati i problemi legati all’offerta di input e manodopera.

L'export e il ritratto dell'agricoltura toscana

L’80% delle vendite all'estero di prodotti agricoli toscani è rappresentato dalle piante, mentre fra gli altri settori figurano in cima alle tendenze della domanda oli e grassi vegetali, prodotti da forno e bevande, vino in primis. In generale, la Toscana importa materie prime agricole (al netto dell’export di piante) e beni alimentari (al netto delle bevande). L’export toscano vale lo 0,8% di quello nazionale pari a 340 milioni di euro.

Ma che tipo di agricoltura è quella toscana? Secondo l’indagine, le attività si basano sulla sostenibilità: “Un terzo delle aziende è biologico, ha uno scarso consumo di acqua, una bassa intensità di emissioni, protezione e valorizzazione dell’agro-biodiversità”, sottolinea il direttore Cia Toscana Giordano Pascucci. 

Tra i punti di forza si contano l’elevata qualità e reputazione delle produzioni toscane, che favoriscono la competitività di imprese e territori. La non-omologazione e la diversificazione consentono una minore esposizione agli shock di prezzo internazionali. L'agricoltura, ancora, opera con forti legami con altri settori (turistico-ricettivo) e vanta funzioni ambientali.


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