
Il racconto di uno degli ostaggi nella banca di Napoli: «Rapinatori sicuri di sé, non arrabbiati come nei film»
Cronaca Mercoledì 15 Aprile 2026 ore 10:30
Tre arresti nel traffico di 84 chili di hashish

Il quantitativo di stupefacente intercettato avrebbe consentito di confezionare oltre un milione e 80mila dosi. I panetti nascosti nel furgone
VAIANO — Quasi 84 chili di hashish nascosti in un furgone, plausibilmente destinati al mercato all'ingrosso degli stupefacenti: il carico è stato intercettato a Vaiano e posto sotto sequestro. Tre uomini - un 20enne originario del Marocco, un 30enne italiano e un albanese di 31 anni - sono stati arrestati e condotti in carcere. Devono rispondere, in concorso, di avere trasportato, ceduto e detenuto illegittimamente un quantitativo lordo di 83,74 chili di sostanza.
I panetti erano stati occultati in un vano ricavato sotto al pianale del furgoncino. Il quantitativo avrebbe consentito di ricavare un milione e 80.274 dosi, fruttando un ricavo illecito stimabile, secondo gli inquirenti, in un milione di euro circa.
La maxioperazione antidroga culminata nell'arresto dei tre indagati è stata messa a segno dalla squadra mobile di Prato, sotto il coordinamento della procura pratese che ne ha dato notizia in una nota siglata dal procuratore Luca Tescaroli.
I fatti
I tre sono stati individuati a Vaiano in località La Briglia. Il 20enne nel ruolo di corriere è arrivato col furgone. E' stato colto mentre cedeva agli altri due, che si trovavano a bordo di un'auto Bmw, una parte dello stupefacente. L'italiano aveva con sé 4.295 euro in contanti, mentre uno dei componenti della banda è risultato in disponibilità di un criptofonino.
Per analizzare la sostanza, la procura ha nominato un consulente dell'Agenzia dogane e monopoli. Il peso netto dell'hashish è stato fissato in 75,921 chili e un principio attivo di Delta-9-tetraidrocannabinolo pari a oltre 27 chili (27.006.887 mg).
Le analisi hanno stabilità la presenza di "7 diverse tipologie di stupefacente, con punte di principio attivo che arriva a circa il 46%". Secondo gli inquirenti, si tratta di "un grado che da tempo non veniva individuato e che induce a ritenere come lo stupefacente fosse destinato ad alimentare il mercato all'ingrosso".
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