Attualità Giovedì 18 Giugno 2026 ore 13:10
Fine vita, la morte di un uomo riaccende il tema

L'associazione Luca Coscioni denuncia il diniego alla richiesta di un 68enne, poi deceduto. La Corte costituzionale si pronuncerà su un altro caso
VIAREGGIO — A pochi giorni dall'udienza che, il prossimo martedì 23 Giugno, porterà il fine vita di fronte alla Corte costituzionale, l'associazione Luca Coscioni rende noto il decesso di un uomo di 68 anni, residente a Viareggio, che aveva ricevuto il parere positivo del comitato etico per la sussistenza di tutti i requisiti previsti dalla sentenza Cappato-Dj Fabo. Ma, come spiegato dall'associazione, senza il riconoscimento del requisito del trattamento di sostegno vitale della commissione medica della propria Ausl.
L'uomo, scomparso nelle settimane scorse, era affetto da atrofia multisistemica, una malattia neurodegenerativa progressiva e irreversibile. Negli ultimi mesi di vita era completamente allettato, privo di autonomia motoria e dipendente dall’assistenza continua di altre persone. Aveva un catetere vescicale permanente, aveva bisogno di ossigenoterapia e assumeva insulina quattro volte al giorno per il diabete.
"Il 30 Aprile 2025 aveva chiesto alla Ausl Toscana nord ovest la verifica delle condizioni previste dalla sentenza Cappato-Dj Fabo della Corte costituzionale per accedere al suicidio medicalmente assistito, ma la richiesta era stata respinta - hanno spiegato in una nota dall'associazione - secondo l'Ausl mancava infatti il quarto requisito previsto dalla sentenza 242: la dipendenza da un trattamento di sostegno vitale. Per l’azienda sanitaria, infatti, il catetere, l’ossigenoterapia e l’insulina non erano sufficienti a integrare tale requisito perché la loro sospensione non avrebbe provocato la morte in tempi brevi. Ciò nonostante la Corte costituzionale abbia dato un'interpretazione estensiva di questo requisito, che include anche la dipendenza dall’assistenza continuativa, il catetere vescicale e le terapie farmacologiche".
Assistito dal collegio legale coordinato da Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni, l'uomo ha fatto prima ricorso d’urgenza al Tribunale di Pisa, poi un reclamo contro la decisione del giudice. Entrambi sono stati respinti, accogliendo l’interpretazione restrittiva adottata dalla Asl.
"Stefano (nome di fantasia, ndr) è morto come non avrebbe voluto, avvilito anche dal comportamento della commissione durante le visite e dai dinieghi non fondati - hanno detto Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni - non perché mancassero le condizioni di sofferenza o la capacità di autodeterminarsi, ma perché un requisito interpretato in modo diverso da Ausl e Tribunali continua a creare discriminazioni tra persone nelle stesse condizioni. La sua storia dimostra quanto sia urgente una decisione chiara e valida per tutti. A sette anni dal primo intervento della Corte costituzionale sul tema, l’assenza di una legge nazionale continua infatti a lasciare spazio a interpretazioni differenti da parte delle oltre cento Asl italiane e dei tribunali chiamati a pronunciarsi sui singoli casi".
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