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Attualità mercoledì 09 novembre 2022 ore 15:45

Long Covid per 43 guariti su 1.000

Ospedale covid

La patologia si delinea come cronica: colpisce in prevalenza le donne, e fra quanti sono stati ricoverati in ospedale ha incidenza maggiore



VOLTERRA — Si sta delineando come malattia cronica e colpisce 43 persone ogni 1.000 guariti, che diventano 54 persone ogni 1.000 guariti tra i pazienti ricoverati in ospedale durante la fase più acuta della malattia, donne più degli uomini: è il ritratto del Long Covid emerso dal convegno che si è svolto a Volterra sul tema "Long Covid: una pandemia parallela?"

L'assise ha visto coinvolti medici e specialisti delle professioni sanitarie, tutti concordi sui dati base relativi al Long Covid e rilevati dall'inizio della diffusione del virus, a Febbraio 2020. Le donne hanno mostrato un rischio maggiore di essere colpite dalla patologia, sia tra i soggetti che in fase acuta sono stati ospedalizzati, sia in quelli trattati a domicilio. 

Rispetto ai maschi, nei soggetti di sesso femminile sono più frequenti difficoltà respiratoria, difficoltà di concentrazione, affaticamento, con un più severo impatto sulle attività della vita quotidiana ed una peggiore qualità di vita percepita.

"Secondo i dati raccolti nella rete dei centri Long Covid della nostra Asl - spiega Guido Vagheggini, responsabile scientifico dell'evento e referente pneumologo per l'insufficienza respiratoria cronica del dipartimento di Medicina specialistica dell'Asl Toscana Nord Ovest - oltre un terzo dei soggetti valutati dopo tre mesi dal Covid riportava sintomi di stress post-traumatico, ansietà e sintomi depressivi".

"Ormai è noto che il Long Covid è una sindrome ad andamento subdolo - continua Vagheggini - e che si manifesta con affaticamento, debolezza muscolare, difficoltà respiratorie, disturbi della memoria e della concentrazione, ed un insieme di sintomi diversi, ancora non completamente conosciuti e studiati". 

"Porta con sé anche un rischio maggiore di problematiche cardiovascolari (aritmie, miocarditi), fibrosi polmonare, disturbi endocrini (per esempio tiroiditi) e danni neurologici, con deficit motori e cognitivi. Insomma - conclude l'esperto - siamo di fronte ad una malattia cronica, caratterizzata da sintomi multisistemici che persistono per settimane o anni dopo l'infezione acuta".

La via di cura

Il migliore approccio per valutare e trattare questa condizione clinica, spiega una nota della Asl Nord Ovest, può variare tra un paziente e l’altro. Serve dunque una valutazione multidisciplinare, che comprenda oltre ai parametri medici anche gli aspetti neuropsicologici, emozionali e cognitivi, e la possibilità di inserimento in percorsi riabilitativi. 

Per questo motivo a confrontarsi nel convegno volterrano sono stati specialisti di varie discipline in arrivo da buona parte della Toscana. Tra loro Roberto Andreini (direttore del Dipartimento Specialità mediche), Spartaco Sani (direttore dell’Area Malattie infettive), Daniela Boccalatte (Responsabile anestesia e rianimazione dell’ospedale di Lucca), Carlo Rossi (neurologia all’ospedale di Pontedera), Anna Zito (responsabile della riabilitazione respiratoria della Auxilium Vitae di Volterra), Stefania Tocchini (psicologia Asl), Laura Carrozzi (ordinario di pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana).

E ancora Paolo Francesconi (dell’Agenzia regionale sanità), Riccardo Cecchetti (responsabile medicina dell’ospedale di Portoferraio), Emilio Pasanisi (responsabile cardiologia dell’ospedale di Livorno). 

Il convegno di Volterra ha affrontato anche il tema dell'infezione da Covid nei soggetti immunocopromessi, gli effetti sui polmoni e sul sistema respiratorio, gli effetti sul sistema nervoso (che comprendono ‘brain fog’, cefalea, deficit cognitivi, disturbi del sonno e dell’umore, mialgie, deficit sensorio-motori e disautonomie) e gli effetti sul sistema cardio-vascolare (che comprendono miocarditi e ischemie).


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