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Lavoro venerdì 17 marzo 2023 ore 18:30

Amianto killer per le vie urinarie, sentenza storica in Toscana

L'Osservatorio nazionale amianto ha commentato una sentenza del Tribunale di Pisa contro Inail per la rendita a un lavoratore di vetrerie



FIRENZE — Una rendita per malattia professionale è stata riconosciuta ad un operaio di 73 anni di varie vetrerie residente a Pisa che, a causa dell’esposizione all’amianto sul luogo di lavoro, nel 2015 avrebbe contratto un carcinoma uroteliale bilaterale ed è stato sottoposto a due interventi chirurgici invalidanti, lo rende noto l'Osservatorio nazionale amianto commentando la sentenza del Tribunale di Pisa.

La sentenza è storica, l’amianto è stato ritenuto killer anche per i tumori delle vie urinarie, le sue fibre sono state ritrovate nelle urine dei lavoratori e nei carcinomi che hanno colpito l’operaio. Ci attendiamo quindi che i malati alle vie urinarie, e i familiari dei deceduti per queste malattie, ottengano il giusto riconoscimento previdenziale” ha dichiarato Ezio Bonanni, difensore del lavoratore e presidente di Oma.

L’Inail aveva respinto la sua istanza amministrativa per ottenere la rendita. Si è così rivolto al presidente, di Oma l’avvocato Ezio Bonanni, che è riuscito a vincere il ricorso dimostrando il nesso di causalità tra l’esposizione all’asbesto e la malattia ed ha ottenuto anche circa 500mila euro di arretrati. 

L'esposizione. L'operaio aveva svolto le mansioni di magazziniere, movimentando materiali in amianto e in eternit, e successivamente aveva lavorato in siti nei quali l’amianto era interposto tra le strutture metalliche e i manufatti di vetro.

La sentenza. Il giudice del Lavoro del Tribunale di Pisa, Rossana Ciccone, che riconosciuto una invalidità del 70% all’operaio condannando quindi l'Inail a corrispondere la rendita, accogliendo le conclusioni del consulente tecnico d’ufficio che ha sottolineato chenel settore vetrario, l’amianto, insieme alle leghe con arsenico e cadmio, veniva utilizzato per la componentistica dei forni e di tutte le altre strutture, per i presidi per la protezione individuale (guanti, tute, cappucci), per foderare gli utensili, per l’impasto vetroso”. Il consulente ha evidenziato che “l’operaio fu esposto all’asbesto per tutta la durata della sua attività lavorativa”, e ha spiegato, inoltre, che la letteratura scientifica ha provato la presenza di fibre di asbesto nei tumori uroteliali.Il nesso causale – ha concluso il ctu – può essere affermato con grado di probabilità qualificata”.


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