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Attualità domenica 19 luglio 2020 ore 14:00

"La Toscana rischia d'essere divorata dalla mafia"

La Fondazione Antonino Caponnetto ha illustrato il report sull'attività criminale e mafiosa sul territorio regionale a partire dal capoluogo



FIRENZE — In occasione dell'anniversario della strage di via d'Amelio, avvenuta il 19 luglio 1992, la Fondazione Caponnetto ha organizzato un incontro sul lungarno del Tempio a Firenze per illustrare il Report Omcom sulla criminalità a Firenze e in Toscana.

"In periodo Covid il rischio criminalità aumenta in modo esponenziale. Sono da attenzionare il riciclaggio, l'usura e le acquisizioni commerciali. L'area metropolitana fa gola ai gruppi criminali italiani e stranieri che, tra l'altro, incidono pure nelle cosiddette piazze di spaccio sul territorio" ha spiegato Salvatore Calleri durante una anticipazione del rapporto per la stampa.

Da un estratto del report emerge una Toscana con alcuni punti deboli "Il principale punto debole è quello che in Toscana esiste la auto-omertà, ossia la paura di affrontare la mafia in modo effettivo e non a parole. La paura di ammettere che la mafia e la criminalità organizzata sono molto presenti. La paura di dover riconoscere che in Toscana si sversano i rifiuti. La questione rifiuti determina un cambiamento epocale nel disagio che subisce la Toscana. Nel 2013 la camorra sversava. Nel 2017 imprenditori locali sversano e ci sono intercettazioni choc, paragonabili aquelle dei peggiori camorristi, “che muoiano i bambini non m’importa”. Nel 2017 al mercato ortofrutticolo di Firenze un imprenditore locale si rivolgeva alla ‘ndrangheta per riscuotere un debito. Negli ultimi anni vi sono state delle operazioni al porto di Livorno che hanno dimostrato l’interesse criminale della ‘ndrangheta che lo utilizza per i suoi traffici. Quando una organizzazione criminale usa un porto, in parte lo controlla".

"Negli ultimi anni - è quanto emerso durante le anticipazioni della nutrita analisi - alcune inchieste hanno scoperto cartelli di imprese che usavano determinati programmi per truccare le gare e permettere la rotazione delle ditte. La situazione è quindi grave e da non sottovalutare. Niente camomilla, bisogna adeguare i parametri per essere un passo avanti alla mafia. Oggi la Toscana se da un lato è sicuramente meglio delle realtà del sud ad alta densità mafiosa, dall’altro è peggiorata al punto che si può definire terra di colonizzazione mafiosa. Oltre a ciò si assiste ad un utilizzo da parte di soggetti locali che delinquono con metodo metodi mafiosi da un punto di vista culturale".

Ed ancora "Nel biennio 2019-2020 ci sono state numerose operazioni antimafia tra cui il caso delle cosche calabresi interessate alla Stazione Foster, oppure del commissariamento di una importante azienda calabrese che si occupa di manutenzione strade e rifiuti. Occorre inoltre trattare in modo esauriente il tema della costa livornese e lucchese dove regna l'auto-omertà, ossia il timore di affrontare l'argomento, in particolare la situazione nei porti e nel territorio di Piombino e dell’isola D’Elba. A tutto ciò si aggiunge la crisi economica post Covid che favorisce ulteriormente la ramificazione delle singole cosche".

Il presidente della Fondazione Caponnetto, Calleri, ha concluso il suo intervento coniando un nuovo slogan "la Toscana rischia di essere divorata dalla mafia in quanto le cosche fanno quel che vogliono".


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