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Attualità martedì 25 ottobre 2022 ore 14:20

In Toscana c'è più lavoro ma i giovani restano indietro

insegnante
Il settore dell'istruzione mostra il minor tasso di tempi indeterminati (20%)

A 6 mesi dalla laurea solo il 28% di chi ha conseguito il titolo ha firmato il suo primo contratto, nel 48% dei casi a tempo determinato. I dati Irpet



FIRENZE — C'è più lavoro in Toscana nel secondo trimestre 2022, con un +7% nel numero complessivo di occupati e un deciso cedimento del tasso di disoccupazione, ma restano indietro i giovani che rappresentano la fascia di maggior debolezza nell'andamento espansivo del mercato del lavoro tanto che tra i laureati a 6 mesi dal conseguimento del titolo solo il 28% ha stipulato un primo contratto di lavoro dipendente, nel 48% dei casi a tempo determinato. Questa la situazione dell'occupazione a livello regionale su cui fa il punto l'ultimo report flash lavoro dell'Irpet.

Nel secondo trimestre 2022 in Italia l’input di lavoro, misurato dalle ore lavorate, è aumentato dell’1,3% rispetto al trimestre precedente e del 5,1% rispetto al secondo trimestre 2021, con il Pil contemporaneamente cresciuto dell'1,1% in termini congiunturali e del 4,7% su base tendenziale. 

La Toscana ha assecondato il trend, col mercato del lavoro che ha segnato una crescita del +7% nel numero complessivo di occupati accompagnata da una forte riduzione del numero di disoccupati e del tasso di disoccupazione. Si riduce anche la quota dei cosiddetti scoraggiati, mentre aumenta la partecipazione al mercato del lavoro anche per la parte femminile. 

Grafico Irpet

Grafico Irpet

Nel primo semestre 2022, in sostanza, i flussi nel mercato del lavoro hanno completato la ripresa dei livelli pre-pandemici, segnalando incrementi rispetto al 2019 sia nelle assunzioni sia nelle trasformazioni a tempo indeterminato come pure nelle trasformazioni da orario part time a full time. 

Gli addetti dipendenti sono cresciuti dell'1,1% sul primo trimestre del 2022, del 5,3% sullo stesso periodo del 2021 e, più significativamente, del 6,2% rispetto al 2019. Tutti i settori, con la sola eccezione del credito, mostrano variazioni tendenziali positive rispetto al 2021. Non hanno ancora recuperato i livelli dell’anno pre-Covid i settori della concia, delle calzature e del marmo.

La fragilità giovanile nel mercato del lavoro

I giovani però no: per loro appare tutto più difficile e, spiega Irpet, rappresentano la fascia d’età più debole nel mercato del lavoro. Molti i segnali: hanno quote elevate di disoccupazione, bassi stipendi, contratti meno garantiti e maggiori probabilità di perdere il lavoro durante i periodi di crisi economica. In generale, un titolo di studio più elevato tende a smorzare queste difficoltà, anche se non li elimina del tutto.

La laurea? Aiuta ma non risolve. L'Istituto regionale di programmazione economica della Toscana, Irpet appunto, ha analizzato alcune caratteristiche dei laureati che hanno conseguito il titolo fra il 2010 e il 2020 negli atenei toscani in relazione al loro ingresso nel mercato del lavoro dipendente, con l'ausilio del Sistema informativo Università toscane di Regione Toscana.

Tabella Irpet

Tabella Irpet

Dalle Università toscane sono usciti nel 2020 circa 18mila laureati, ossia il 6% di quelli italiani. La maggior parte dei laureati stipula contratti nelle attività terziarie e in particolare nei settori pubblici, istruzione, pubblica amministrazione e sanità. La manifattura assorbe una quota di laureati più bassa, che in Toscana si attesta intorno al 13%. 

Tra i settori osservati è quello dell’istruzione a mostrare i minori tassi di tempi indeterminati (appena il 20%), mentre la manifattura, pur con differenze intersettoriali, sembra offrire le migliori opportunità contrattuali. A 6 mesi dal conseguimento del titolo, soltanto il 28% dei laureati risulta aver stipulato un primo contratto di lavoro dipendente, che sale al 43% dopo un anno e arriva al 75% dopo 5 anni. 

Il tipo di contratto più diffuso è il tempo determinato (48%), seguito dal tirocinio (22%). La proporzione tra i tipi di contratti rimane sostanzialmente invariata anche dopo 3 anni dall’ottenimento della laurea. Le variabili che aumentano la probabilità di stipulare un contratto di lavoro entro un anno dall’ottenimento del titolo terziario sono l’essere donna, l’avere avuto esperienze di lavoro precedenti alla laurea, l’aver ottenuto una borsa di studio, l’essere residenti in Toscana. 

Le aree di studio più avvantaggiate risultano quelle dei tecnici della salute, delle scienze matematiche e informatiche, delle scienze veterinarie e agrarie e delle scienze economiche e statistiche. I laureati che hanno maggiore probabilità di stipulare un contratto a tempo indeterminato entro 5 anni sono coloro che hanno frequentato lauree triennali immediatamente spendibili nel mercato del lavoro.


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