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Cultura Martedì 17 Febbraio 2026 ore 15:45
Appunti di Galileo Galilei sull'Almagesto di Tolomeo

Le preziose postille autografe di Galileo Galilei sono state scoperte nella Biblioteca nazionale centrale di Firenze sul volume del 1551
FIRENZE — Una copia a stampa dell’Almagesto di Tolomeo, pubblicata a Basilea nel 1551, contenente numerose postille autografe attribuibili a Galileo Galilei: è la scoperta considerata di grande rilievo per la storia della scienza frutto di una ricerca condotta presso la Biblioteca nazionale centrale di Firenze, istituto dotato di autonomia speciale del ministero della cultura. A realizzarla scoperta è stato Ivan Malara, un giovane studioso assegnista di ricerca presso l’università statale di Milano.
"La scoperta - ricostruisce una nota della Bnc - è maturata nell’ambito di uno studio avviato oltre tre anni fa, volto a chiarire quale fosse la conoscenza diretta che Galileo aveva dell’Almagesto, il fondamentale trattato astronomico composto nel II secolo d.C. da Claudio Tolomeo e per più di un millennio punto di riferimento imprescindibile dell’astronomia. In particolare, la ricerca mirava a comprendere quale edizione dell’opera Galileo avesse letto e quale ruolo tale lettura avesse avuto nel suo confronto con il De revolutionibus orbium coelestium (1543) di Niccolò Copernico".
L’ipotesi alla base dello studio, apparentemente paradossale, è che la profonda padronanza del sistema tolemaico abbia costituito uno dei fattori decisivi che condussero Galileo ad accogliere l’eliocentrismo copernicano: "Sebbene i due modelli cosmologici siano tra loro opposti - spiegano gli studiosi - essi condividono infatti la stessa struttura matematica e molte tecniche astronomiche, rendendo l’Almagesto una sorta di 'grammatica' necessaria per comprendere l’opera di Copernico".
Un primo riscontro di questa ipotesi emerge già dagli scritti giovanili di Galileo, in particolare dai De motu antiquiora (1589-1592), nei quali il giovane scienziato dimostra una conoscenza approfondita delle dimostrazioni matematiche di Tolomeo e afferma persino di aver composto un commento all’Almagesto, oggi perduto. Restava però irrisolta una questione cruciale: su quale testo avesse studiato Galileo.
... e poi la scoperta
La risposta è giunta dall’esame sistematico delle prime edizioni a stampa dell’Almagesto conservate nelle biblioteche fiorentine. Nel fondo magliabechiano della Biblioteca nazionale centrale è stato individuato un volume contenente la traduzione latina delle opere di Tolomeo, fittamente annotato a margine. L’analisi paleografica e contenutistica delle postille mostra una forte corrispondenza con la grafia giovanile di Galileo e, soprattutto, con passaggi molto specifici dei De motu e di altre sue opere, anteriori e posteriori al Sidereus Nuncius (1610).
La Biblioteca nazionale centrale di Firenze custodisce all’interno delle sue raccolte il Fondo Galileiano, costituito da 347 manoscritti, pervenuto nel 1861, a seguito dell’unione della Biblioteca Palatina, a cui la collezione galileiana apparteneva, all’allora Magliabechiana. La scoperta dell’esemplare postillato da Galilei all’interno del Fondo Magliabechiano, il nucleo costitutivo della Biblioteca, proveniente dal lascito di Antonio Magliabechi alla Città di Firenze, apre nuove prospettive di ricerca all’interno di raccolte apparentemente estranee ai libri di Galileo Galilei.
La scoperta, avvenuta nelle collezioni della Nazionale fiorentina, è stata presentata stamani in una conferenza stampa che ha visto intervenire la direttrice della Bnc di Firenze Elisabetta Sciarra, e ancora Michaelangiola Marchiaro quale responsabile del Settore Manoscritti, Rari e Fondi antichi della Bnc, Franco Giudice che è professore ordinario dell'università cattolica del Sacro Cuore di Milano, Michele Camerota professore ordinario dell'università degli studi di Cagliari e Ivan Malara, lo scopritore del volume annotato da Galileo Galilei.
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