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Attualità domenica 04 settembre 2022 ore 20:00

Spesa del rientro a caro prezzo, ecco cosa aumenta

Alcuni prodotti alimentari sono già rincarati, altri cambieranno prezzo nei prossimi giorni. La spesa degli italiani al rientro dalle vacanze



FIRENZE — Al ritorno dalle ferie gli italiani iniziano a fare i conti con i rincari dell’autunno, qualcuno ha già fatto la prima spesa del rientro e si è accorto già delle differenze.

Le attività commerciali che hanno riaperto dopo la pausa estiva hanno già effettuato ritocchi ai prezzi ma è con i prossimi ordini che anche esercenti e commercianti valuteranno gli aumenti applicati dai loro fornitori.

I costi energetici gravano sulla raccolta, la produzione e la distribuzione dei prodotti alimentari, si va dall'agricoltura all'allevamento e macellazione passando per il pesce e la trasformazione e conservazione dei prodotti, ad esempio in cella frigorifera.

Siccità e nubifragi sono solo una parte del problema perché se è vero che hanno ridotto la produzione e danneggiato i raccolti è l’aumento dei prezzi a far tremare il carrello della spesa.

Secondo i dati elaborati da Coldiretti il costo del gas peserà sulle famiglie italiane peserà 564 euro in più solo per la tavola nel 2022. 

Gli italiani spenderanno complessivamente di più per pane, pasta e riso, quasi 115 euro in più, mentre carne e salumi costeranno 98 euro in più rispetto al 2021 e le verdure 81 euro in più. Latte, formaggi e uova supereranno di circa 71 euro i prezzi del 2021 e il pesce costerà 49 euro. Seguono nella lista frutta, olio e burro.

Più di 1 azienda agricola su 10 sarebbe in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ed 1 impresa agricola su 3 lavora in una condizione di reddito negativo per effetto dei rincari. Questo per effetto del 170% di aumento applicato ai concimi, il 90% dei mangimi al 129% per il gasolio. 

Pesano anche le confezioni, o packaging, il vetro costa oltre il 30% in più, il 15% in più per il tetrapack, il 35% per le etichette, il 45% per il cartone, il 60% per i barattoli di banda stagnata, fil 70% per la plastica, secondo l’analisi Coldiretti.

In Toscana è Firenze la città dove l’incremento progressivo del livello medio generale dei prezzi è maggiore (8,6%) seguita da Arezzo e Grosseto (8,3%). L’inflazione più bassa, al di sotto del dato nazionale e regionale, si registra in provincia di Massa Carrara (7,2%), Livorno (7,4%) e Lucca (7,5%).

Ma l'Italia ha una produzione capace di renderla indipendente dalla flessione dei prezzi all'estero? Secondo Coldiretti esiste un deficit alimentare dell’Italia che produce appena il 36% del grano tenero che le serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 56% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo, il 63% della carne di maiale e i salumi, il 49% della carne di capra e pecora mentre per latte e formaggi si arriva all’84% di autoapprovvigionamento. 


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