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Attualità giovedì 27 ottobre 2016 ore 11:49

Quando Firenze ebbe il suo terremoto

Foto Cioppi, 1995 - da sito Ingv

La sera del 18 maggio 1895 un violento sisma di magnitudo 7 causò danni e paura nell'area fiorentina. Le periferie furono distrutte



FIRENZE — La storia di quella tremenda sera di 126 anni fa è negli annali dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e le sue tracce sono ancora bene presenti nei documenti e nei giornali dell'epoca. La memoria, si sa, viene sempre sollecitata quando le circostanze della contemporaneità creano situazioni che inducono a ripensare al passato. E' purtroppo il caso di questi giorni, contraddistinti dalla scossa di magnitudo 3.9 con epicentro a Castelfiorentino e da quelle tremende che hanno di nuovo colpito il centro Italia

Quel 18 maggio 1895 era un sabato e le strade erano piene di gente come i caffè e i locali del centro. "A un tratto un rombo cupo, poderoso, qualche cosa di rassomigliabile alla scarica di moschetteria di un mezzo reggimento, si fece sentire, e una scossa violenta, improvvisa, formidabile fece balzare uomini e cose, scosse oggetti e persone (...) I più uscirono dai pubblici locali, caffè e trattorie (..), dalle case (...) dai teatri (...) e in un momento Firenze fu piena di folla che si riversava per le vie". Questa la testimonianza riportata sul sito dell'Ingv e tratta dal giornale fiorentino 'Fieramosca' che la mattina seguente uscì con un titolo a cinque colonne: "Terremoto in Firenze e dintorni". 

Fu un rombo sordo, raccontano i documenti, a precedere la scossa. I crolli in città, si legge nella ricostruzione dell'Ingv, furono limitati ma interessarono comunque i monumenti cittadini. Danni furono registrati a Palazzo Pitti e alla Galleria degli Uffizi, crepe i si aprirono nel Palazzo Medici Riccardi, in Palazzo Strozzi, nelle volte dei porticati di Piazza SS. Annunziata e dell'allora piazza Cavour, oggi Piazza della Libertà. Furono danneggiati, si legge, anche il museo di San Marco e quello del Bargello. Palazzo Vecchio oscillò "come un pendolo" ma la sua possente molte non fu scalfita, mentre in duomo caddero calcinacci dalle volte. Cento, alla fine, gli edifici che risultarono inagibili. 

Nelle periferie le cose andarono male, soprattutto nella zona del Galluzzo, di Grassina e di Bagno a Ripoli. Anche a Lastra a Signa, Signa, San Casciano in Val di Pesa, e Scandicci ci furono danni. 

Questo si racconta e si ricorda nei testi e nei documenti rimasti. A futura memoria e ad ammonimento, visto che contro la sismicità del territorio l'unica soluzione è la prevenzione nella costruzione e nel rafforzamento di un patrimonio edilizio che, sono gli esperti a dirlo, resta ancora estremamente fragile. 

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