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Attualità lunedì 29 dicembre 2014 ore 13:09

Governo-Regione, scontro sull'urbanistica

L'esecutivo ricorre alla Corte Costituzionale contro i paletti ai nuovi centri commerciali. Rossi: "Nessuna limitazione alla libera concorrenza"



FIRENZE — Da un lato, nelle intenzioni della Regione (spalleggiata dalle associazioni di categoria del commercio), c'è la volontà di porre un freno ai processi di trasformazione delle strutture agricole dismesse in centri commerciali. Dall'altro, invece, c'è l'interpretazione del governo che giudica la norma “un ostacolo alla libera concorrenza”.

E così la nuova legge urbabistica della Toscana, approvata in Consiglio lo scorso 10 novembre, diventa terreno di scontro politico. Col governo che, di fronte al vincolo che chiama una conferenza di co-pianificazione di cui fanno parte Comune, Provincia, Città metropolitana e Regione a decidere sull'eventuale apertura di nuovi centri commerciali, annuncia di voler impugnare la norma e ricorrere alla Corte Costituzionale.

Ma la Toscana si dice convinta di essere dalla parte della ragione. E il presidente Enrico Rossi dice chiaro e tondo che "non intendiamo affatto limitare la libera concorrenza ma piuttosto, attraverso motivazioni urbanistiche, favorire una presenza razionale del commercio sul territorio, tale da evitare squilibri ambientali e impatti insostenibili sul piano delle infrastrutture".

Quanto invece agli articoli 207 e 208 (l'obiezione dell'esecutivo riguarderebbe la previsione di sanzioni per alcune tipologie di abuso antecedenti il 1967 che, a giudizio del governo, dovrebbero essere sempre demoliti) Rossi precisa che "per la norma regionale a dover essere abbattuti sono solo quelli per cui il Comune ravvisa un evidente contrasto con l'interesse pubblico" ma aggiunge che "si tratta in tutta evidenza di due questioni di dettaglio che non inficiano la nostra legge urbanistica, la più rivoluzionaria che si stata fatta in Italia, stabilendo il consumo zero del territorio per nuove edificazioni".


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