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Attualità Mercoledì 16 Settembre 2026 ore 15:51
L'isola di Gorgona come "nursery" delle api regine

Formazione, inclusione sociale e tutela della biodiversità al centro del progetto incentrato sull’allevamento degli impollinatori
ISOLA DI GORGONA — Formazione, inclusione sociale e tutela della biodiversità: sono i pilastri del progetto nato dalla collaborazione tra la Casa Circondariale di Livorno e l’Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani, che prevede attività di apicoltura con l'installazione di nuovi alveari e, per il secondo anno, un corso avanzato sull’allevamento delle api regine.
La particolare posizione geografica di Gorgona, situata a circa 37 km dalla terraferma, offre infatti straordinarie opportunità per la fecondazione delle regine in ambiente isolato e controllato.
Per fare il punto il 14 Settembre si è tenuto sull’isola di Gorgona un incontro che ha visto la partecipazione di istituzioni, ricercatori ed apicoltori ed apicoltrici dell’associazione. I partecipanti, salpati dal porto di Livorno a bordo della motonave, sono giunti sull’isola dove sono stati accolti dal personale della Polizia Penitenziaria e dai funzionari della Casa Circondariale.
Ad aprire i lavori della mattinata, ospitati in una sala dedicata presso le strutture del penitenziario, è stato Duccio Pradella, Presidente dell’Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani.
Pradella ha ringraziato gli ospiti sottolineando l’importanza della presenza delle istituzioni – in particolare la Regione Toscana e il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano – dei ricercatori di enti da tempo impegnati nello studio delle api e della biodiversità (Università di Firenze, Università di Pisa, Crea Agricoltura e Ambiente, Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, Accademia dei Georgofili) e della folta rappresentanza di apicoltori. È poi intervenuta Maria Grazia Giampiccolo, direttrice della Casa Circondariale di Livorno, la quale ha evidenziato come l’iniziativa si coniughi perfettamente con lo spirito di Gorgona — ultima colonia penale agricola attiva nel Mediterraneo — e con i percorsi di reinserimento formativo e lavorativo destinati ai detenuti.
L’alto valore sociale e territoriale del progetto è stato ribadito da Matteo Arcenni, presidente del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano. Arcenni ha ricordato che l’isola fa parte della Riserva della Biosfera Unesco, evidenziando la necessità di integrare la conservazione ambientale con le attività umane, ambito su cui il Parco ha confermato la massima apertura e disponibilità collaborativa.
L’importanza dell'ambiente isolano e il ruolo fondamentale degli impollinatori quali sentinelle della qualità ambientale sono stati ulteriormente approfonditi dall’intervento di Simona Cerrai, in rappresentanza dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (Arpat), che ha portato i saluti del Commissario Pietro Rubellini. Cerrai ha illustrato sinteticamente il progetto a cui l’Agenzia toscana sta lavorando insieme all’Associazione apicoltori, Università di Firenze, Consorzio di Bonifica ed altri partners stranieri finalizzato a indagare la qualità ecologica ed ecosistemica dell’ambiente agrario toscano, con particolare attenzione agli insetti impollinatori e all’interazione tra agricoltura convenzionale, inquinanti (fitofarmaci) e cambiamento climatico.
Nell’intervento centrale della giornata, Martina Ferrè e Paolo Betti, tecnici dell’Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani, hanno ripercorso le tappe della cooperazione con il penitenziario: dalle prime fasi di progettazione fino all’arrivo di otto nuovi alveari, che si sono aggiunti ai due già presenti sull’isola. I tecnici hanno rimarcato l’interesse con cui le attività formative sono state accolte dai detenuti, alcuni dei quali presenti in sala ed hanno messo l’accento sul fatto che il progetto è nato da una richiesta esplicita della comunità dell’isola che ne ha determinato il successo.
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