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Attualità lunedì 05 maggio 2014 ore 12:32

La memoria sommersa negli archivi di Stato

Servizio di Tommaso Tafi

Il ministro Franceschini assicura l'impegno del Governo per digitalizzare gli archivi e assumere personale giovane. Ma è polemica sul segreto di Stato



FIRENZE — La presidente dell'associazione dei parenti delle vittime della strage di via dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli, bolla come "pura propaganda politica" l'idea arrivata dal premier Matteo Renzi di togliere il Segreto di Stato dagli atti relativi alle stragi terroristiche che hanno insanguinato l'Italia per decenni. "Intanto il segreto di stato sulle stragi non c'è ormai da anni - ha sottolineato Maggiani Chelli - e poi nella proposta di Renzi si parla di desecretare alcuni atti e documenti ma solo fino all'attento mafioso del rapido 904 del 1984. Così però le stragi del 1993 restano escluse".

Una critica mossa da Maggiani Chelli nel corso di un convegno dal titolo "Carte a Rischio", organizzato all'Archivio di Stato di Firenze, nel giorno in cui viene presentata la digitalizzazione e la pubblicazione on line degli atti della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2. Convegno cui ha partecipato anche il ministro per i Beni Culturali, Dario Franceschini che ha assicurato che il Governo lavorerà per "dare gambe e concretezza" alla proposta di Renzi.
Intanto però, secondo Franceschini, è necessario tutelare il ruolo degli archivi, rendendoli più efficienti. "Non sono un settore che può creare reddito", ha sottolineato il ministro, "ma possono essere resi meno onerosi". 
Franceschini ha proposto di utilizzare parte delle caserme rimaste vuote per ospitare parte del materiale di archivio che oggi viene conservato in edifici e strutture in affitto che costano allo stato 22 milioni di euro l'anno. Serve poi un processo di digitalizzazione progressiva sia dei documenti già contenuti nei depositi che di quelli che vengono trasmessi dalle procure e dagli uffici giudiziari. Per questo, ha concluso il titolare del Mibac, serve però un ringiovanimento della forza lavoro negli archivi, dove l'età media dei dipendenti è circa 60 anni.
 

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