Attualità Mercoledì 15 Luglio 2026 ore 13:47
Comuni montani, definitiva la nuova classificazione

Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale diventa definitiva la nuova classificazione dei Comuni montani, che in Toscana scendono da 149 a 113
ROMA — Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale diventa definitiva la nuova classificazione dei Comuni montani, che in Toscana scendono da 149 a 113. Sono 36 i comuni, sottolinea Anci in una nota, che "Dal 22 luglio perderanno integralmente lo status, comprese le porzioni di territorio finora riconosciute come montane, per effetto della scomparsa della distinzione tra Comuni totalmente e parzialmente montani".
Ma per la presidente toscana dell'Associazione nazionale comuni italiani Susanna Cenni, la pubblicazione del regolamento non deve chiudere la partita, esprimendosi contro "una classificazione fondata quasi esclusivamente su altitudine e pendenza". Fuori dall'elenco, osserva la presidente di Anci Toscana "Restano Comuni che convivono ogni giorno con l'isolamento, la fragilità demografica, la distanza dai servizi essenziali, come quelli dell'Alta Val di Cecina o in Maremma. Dire a queste comunità che non sono più montane non cambia la loro geografia: cambia solo le risorse su cui possono contare". Un quadro sì meno pesante rispetto a quello che si era prospettato con la prima proposta di Dicembre, che avrebbe escluso dal nuovo elenco oltre la metà dei Comuni montani. "Ma non possiamo accontentarci del meno peggio - aggiunge Cenni- 36 esclusioni restano un prezzo altissimo per una regione appenninica come la nostra".
Per l'associazione tra le principali priorità c'è ora la difesa delle risorse del Fosmit. "Se i Comuni montani sono meno - sottolinea Cenni- le risorse per ciascuno devono crescere, non sparire. Ogni euro oggi stanziato per la montagna deve restare alla montagna, e chiediamo che nel prossimo decreto di riparto e nelle leggi di bilancio la dotazione sia rafforzata, come del resto impone il carattere aggiuntivo che la stessa legge 131 assegna a queste risorse". Al centro delle preoccupazioni ci sono anche gli effetti sui servizi e sui vantaggi collegati allo status di Comune montano, costruiti in decenni di legislazione. "Chi esce dalla classificazione rischia di perdere molto più dei fondi – avverte Susanna Cenni –. Penso prima di tutto alle scuole di montagna: le deroghe sul numero minimo di alunni per la formazione delle classi sono ciò che oggi consente di tenere aperti plessi e pluriclassi nei paesi dell'Appennino. Se lo status viene meno, il dimensionamento scolastico ordinario rischia di chiudere presidi educativi vitali, e con la scuola se ne va il futuro di una comunità. Ma il ragionamento vale per tutta la rete dei servizi e delle tutele agganciate alla “montanità”: i punteggi e gli incentivi per i docenti e per il personale nelle sedi disagiate, il sostegno alle farmacie rurali e ai presidi sanitari territoriali, le agevolazioni per imprese e professionisti, i regimi di favore nell'accesso a bandi regionali, nazionali ed europei. Per questo chiediamo che nessun servizio essenziale venga meno nei territori declassati e che, dove serve, siano previste clausole di salvaguardia e regimi transitori adeguati".
"Ma il problema di fondo – continua Susanna Cenni - è l'assenza di una visione del capitale naturale e dei servizi ecosistemici della montagna: il vero paradosso di questa riforma è ciò che non c'è. Di fronte alla sfida di valorizzare la montagna come risorsa per l'intero Paese, la legge risponde riducendo i Comuni classificati, senza aumentare le risorse e senza introdurre alcun nuovo strumento di programmazione congiunta tra le terre alte e le aree urbane. Eppure, dai nostri crinali arrivano l'acqua che alimenta città e agricoltura, la regolazione idrogeologica che protegge le aree di valle, l'assorbimento di carbonio, la biodiversità: servizi che hanno un valore misurabile, che i sistemi di contabilità ambientale oggi consentono di riconoscere, e che restano invece marginali nell'impianto della legge. La montagna non è un costo da compensare: è un valore aggiunto per la pianura e per le metropoli".
Nel frattempo proseguirà il lavoro della Consulta della Montagna di Anci Toscana, in accordo con Anci nazionale, coordinata dal sindaco di San Marcello Piteglio Luca Marmo, che nelle prossime settimane riunirà gli amministratori per definire una posizione unitaria in vista del secondo decreto e del riparto delle risorse.
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