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Cronaca sabato 01 ottobre 2022 ore 18:30

Criminalità, la Toscana nella relazione della Dia

La relazione semestrale della Dia, pubblicata sul sito del Senato della Repubblica, analizza le ultime operazioni eseguite sul territorio toscano



ROMA — Il Ministro dell’interno ha presentato la relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia relativa all’analisi sui fenomeni di criminalità organizzata di stampo mafioso del II semestre del 2021. 

L’analisi evidenzia che il modello ispiratore delle diverse organizzazioni criminali di tipo mafioso appare sempre meno legato a eclatanti manifestazioni di violenza ed è, invece, rivolto verso l’infiltrazione economico-finanziaria. Appare una conferma di quanto era stato già previsto nelle ultime relazioni ed evidenzia la strategicità dell’aggressione ai sodalizi mafiosi anche sotto il profilo patrimoniale tesa ad arginare il riutilizzo dei capitali illecitamente accumulati per evitare l’inquinamento dei mercati e dell’ordine pubblico economico.

 Toscana

Nella relazione si legge "Nel semestre le difficoltà vissute dalle imprese toscane specialmente nei settori turistico-alberghiero, manifatturiero, del commercio e della ristorazione hanno evidenziato una crisi legata in gran parte alla mancanza di liquidità. Ciò è potenzialmente capace di lasciare spazio di manovra alle organizzazioni criminali forti dell’elevata disponibilità economica che gli consente di operare in sostituzione o in aggiunta allo Stato sociale". 

La Toscana ha continuato nel secondo semestre 2021 a subire le conseguenze della profonda crisi causata dalla pandemia da Covid-19 e come dichiarato dall’allora procuratore generale presso la Corte d’Appello di Firenze, Marcello Viola, oggi procuratore di Milano “le numerose indagini hanno disvelato, anche in Toscana, l’esistenza di meccanismi di infiltrazione delle diverse mafie, altrettanto pervasive di un virus, nei circuiti dell’economia legale e nel tessuto dell’economia locale, con molteplici e diversificati investimenti, dall’accaparramento di lavori pubblici e privati, al settore immobiliare, a quello del turismo, all’acquisizione o alla gestione di pubblici esercizi, specie di ristorazione o intrattenimento; e ciò a fini di riciclaggio di denaro proveniente dalle più varie attività criminali, quali la gestione del racket della prostituzione, spesso riguardante donne straniere vittime di tratta, il traffico di rifiuti o di prodotti contraffatti, il commercio degli stupefacenti… …Il tutto in un contesto economico in cui i perduranti effetti della crisi già in atto, e soprattutto quelli della terribile pandemia, continuano a condizionare le dinamiche economico-finanziarie e sociali del territorio, aprendo spazi smisurati alle organizzazioni criminali ed alle strategie di aggressione alle realtà imprenditoriali sane, spesso finalizzate – è il caso, per es., dei prestiti usurari e della partecipazione al capitale sociale – alla progressiva acquisizione delle aziende. I clan cercano di sfruttare la crisi e l’emergenza da Coronavirus – che è anche emergenza economica e sociale – per infiltrarsi ulteriormente nel tessuto economico delle Regioni, tra le quali a forte rischio di inquinamento è da ritenersi pure la Toscana, per l’importanza e le dimensioni del suo apparato economico e produttivo, che costituisce terreno ideale per il reinvestimento di ingenti somme di denaro di provenienza illecita”. 

In continuità con i periodi precedenti sarebbe confermata la presenza e l’operatività di elementi contigui alle organizzazioni criminali mafiose i quali gestirebbero talvolta in sinergia con soggetti autoctoni numerose attività illecite con lo scopo di ottenere il massimo profitto nei settori di maggior interesse quali gli appalti pubblici, la gestione e lo smaltimento di rifiuti, nonché il campo turistico-alberghiero. Inoltre le consorterie criminali straniere continuerebbero a dimostrare le loro capacità in molteplici attività criminali perlopiù legate al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, allo sfruttamento della prostituzione e della manodopera clandestina. In materia di criminalità autoctona sembrerebbe confermata la rilevanza di esponenti legati a camorra e ‘ndrangheta mentre con riferimento alla criminalità straniera le compagini di etnia albanese continuerebbero a manifestare pericolosità e incidenza nelle attività illecite seguite dai cinesi che continuerebbero a mantenere un ruolo primario in molte attività specialmente nel distretto del tessile-abbigliamento che coinvolge la periferia ovest e l’hinterland fiorentino (con specifico riferimento ai comuni di Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio) fino ad abbracciare tutta la provincia di Prato e parte di quella di Pistoia.

Le attività investigative hanno dimostrato che la Toscana si confermerebbe una terra di interesse per le consorterie criminali campane. 

Nello specifico le attività criminali si concentrerebbero prevalentemente nelle estorsioni e usura sia nei confronti di soggetti originari della Campania, sia della Toscana, nel traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, nella gestione, traffico e smaltimento illecito di rifiuti, nel riciclaggio di danaro e reimpiego in attività immobiliari o imprenditoriali con particolare riferimento al settore turistico-alberghiero e nella penetrazione nell’economia legale attraverso l’alienazione e/o costituzione di attività imprenditoriali edili, con l’obiettivo di acquisire appalti pubblici. Ne è conferma l’operazione “Revenge” conclusa a Firenze il 10 Settembre 2021 dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di finanza con l’esecuzione di 12 provvedimenti cautelari nei confronti di soggetti ritenuti affiliati ad un clan camorristico. I reati contestati agli indagati sono quelli di associazione per delinquere con l’aggravante mafiosa, ricettazione, furto, detenzione e porto abusivo di armi da fuoco ed esplosivi, violazione della normativa in materia di immigrazione, indebita percezione di erogazioni pubbliche, nonché riciclaggio e reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita e usura. 

La DIA di Firenze il 6 Luglio 2021 ha eseguito un decreto di confisca emesso dal Tribunale di Firenze di beni mobili, immobili e rapporti finanziari per complessivi 10 milioni di euro nei confronti di un imprenditore attivo nel settore turistico-alberghiero. Ancora il 10 Dicembre 2021 sempre la DIA ha eseguito un decreto di confisca nei confronti di un soggetto attivo nel settore turistico-alberghiero. Il provvedimento ha interessato beni del valore di 300mila euro. 

Per quanto attiene alla presenza della criminalità organizzata di origine calabrese le indagini in questo semestre avrebbero messo in luce traffici illeciti organizzati da compagini delinquenziali legate a ‘ndrine che continuano a dimostrarsi attive in diversi settori delittuosi tra i quali figurano il riciclaggio di denaro, l’estorsione, l’usura, il traffico di stupefacenti e lo smaltimento illecito di rifiuti speciali. In quest’ultimo campo si ricorda l’esecuzione di 7 provvedimenti cautelari del 15 Aprile 2021 da parte dei carabinieri coordinati dalla DDA di Firenze nel corso della operazione “Keu” conclusa nel mese di Luglio 2022 in seno a cui veniva contestata l’associazione a delinquere finalizzata ad attività per il traffico illecito di rifiuti e l’inquinamento ambientale. Ancora il 16 Novembre 2021 veniva conclusa dalla polizia di Stato l’operazione “Handover” coordinata dalla DNA e dalle DDA di Milano, Reggio Calabria e Firenze nel settore di contrasto al narcotraffico internazionale. L’indagine ha portato all’esecuzione di 104 misure cautelari in diverse regioni d’Italia (anche in Toscana) e in Svizzera. I gruppi criminali seppur autonomi erano collegati tra di loro e operanti in diverse parti del territorio nazionale. Nell’indagine è stata sequestrata complessivamente oltre una tonnellata di cocaina importata dal Sudamerica. Gli indagati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, detenzione e porto illegale di armi, autoriciclaggio, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, produzione, traffico e cessione di sostanze stupefacenti, usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione. Gli investigatori hanno fatto luce sull’esistenza di un legame mafioso attivo nell’importazione di grossi quantitativi di cocaina dal Sudamerica, nonché nelle estorsioni e nel riciclaggio dei relativi capitali illeciti. Inoltre l’organizzazione criminale era riuscita a estendere il suo controllo in diversi settori dal trasporto conto terzi, alla ristorazione e ai servizi di pulizia e facchinaggio. Le indagini di Reggio Calabria si sono incrociate con quelle fiorentine, consentendo d’individuare l’arrivo di carichi di cocaina presso il porto sia di Gioia Tauro, sia di Livorno.

Per quanto attiene alla presenza di appartenenti alla criminalità organizzata di origine siciliana in Toscana risulta meno penetrante rispetto alla ‘ndrangheta e alla camorra

Provincia di Firenze 

Sotto l’aspetto investigativo, con riferimento alla criminalità italiana viene tenuta sotto costante vigilanza quella di matrice camorrista e ‘ndranghetista mentre per la criminalità straniera particolare attenzione si riserva ai sodalizi albanesi. Più in generale nell’ottica di prevenire le infiltrazioni mafiose nel tessuto socio-economico fiorentino si rende necessario monitorare in sinergia con la prefettura e con le altre forze di polizia gli investimenti nelle grandi opere pubbliche conseguenti alla mole di stanziamenti connessi al PNRR. Il 27 Luglio 2021 nel corso dell’operazione “A Solis Ortu” della guardia di finanza di Firenze sono state eseguite 30 custodie cautelari, nonché il sequestro per equivalente di beni per oltre 40 milioni di euro considerati provento della commissione di bancarotta fallimentare e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. L’indagine ha portato inoltre a deferire all’Autorità Giudiziaria anche numerosi cinesi titolari formali di oltre 80 imprese coinvolte e la procura di Firenze a promuovere istanza di fallimento nei confronti di 19 imprese di cui 16 sono già state dichiarate fallite per i rilevanti debiti erariali accumulati negli anni, quantificati in oltre 10 milioni di euro. 

Ancora nella stessa data, nell’ambito dell’operazione “La via degli stracci” dei carabinieri, la DDA di Firenze ha emesso 25 avvisi di conclusione delle indagini a carico 19 persone e 6 aziende, ritenute responsabili a vario titolo di reati che vanno dalla associazione per delinquere finalizzata al compimento di un traffico organizzato di rifiuti prodotti dall’industria manifatturiera pratese, alla truffa e alla gestione illecita di rifiuti, concretizzatosi nell’abbandono degli scarti tessili all’interno di aree e capannoni in disuso nelle province di Firenze, Prato e Pistoia, Verona, Padova, Vicenza e Rovigo fino ad arrivare a Salerno.

Nella provincia di Firenze i sodalizi mafiosi hanno consolidato la tendenza a diversificare gli investimenti dimostrando attitudini imprenditoriali in diversi settori oltre alla capacità di adattamento ai variegati contesti socio-economici. Con specifico riferimento alla ‘ndrangheta invece non risulterebbero attivi locali sebbene si confermi la presenza e l’operatività di numerosi elementi riconducibili alla criminalità calabrese.

Restante territorio regionale 

Nel restante territorio regionale diversi sono i contesti socio-economici in cui i sodalizi mafiosi nostrani hanno dimostrato competitività e attitudini imprenditoriali. Ne sono conferma le interdittive emesse nel semestre dai prefetti delle province toscane e le misure preventive patrimoniali che hanno colpito elementi contigui soprattutto alla criminalità organizzata campana e calabrese. 

Nelle province di Prato e Pistoia permane la presenza di esponenti della criminalità straniera cinese e italiana, in quest’ultimo caso con particolare riferimento alla matrice camorristica. Resta inoltre un settore di possibile esposizione e penetrazione criminale quello dei rifiuti, emerso grazie alla già citata operazione Keu ed evidenziando il ruolo attivo di soggetti legati alla ‘ndrangheta nelle province di Arezzo (con particolare riferimento alla zona del Valdarno) e Pisa (con riferimento al territorio compreso tra Pontedera e Santa Croce sull’Arno).

Gli interessi criminali si estenderebbero inoltre su tutta la costa, dall’Argentario alla Versilia passando per la provincia di Grosseto e in particolare l’Alta Maremma, le aree portuali di Piombino, Livorno, l’isola d’Elba e le province di Pisa e Lucca, tutti territori economicamente significativi e appetibili per investimenti illeciti. 

In un territorio ampio e articolato sotto il profilo geografico ed economico come quello toscano non vanno trascurate neppure province che nel presente semestre non evidenziano specifiche risultanze investigative, come Siena intesa sia con riferimento al comune capoluogo, sia al circostante territorio provinciale ricco e sempre appetibile per gli interessi della criminalità nel campo turistico e della ristorazione ovvero in quello delle costruzioni.

A Livorno il 13 settembre 2021 i carabinieri unitamente alla guardia di finanza di Pisa nell’ambito dell’operazione “Garuffa” hanno dato esecuzione nelle province di Livorno e Pisa ad un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal GIP del Tribunale di Livorno nei confronti di 11 persone per reati di omicidio premeditato, associazione per delinquere, usura aggravata, estorsione aggravata e porto abusivo di armi da sparo. Il provvedimento è stato emesso a conclusione di articolate indagini avviate nel 2017 sulla scorta di significative emergenze indiziarie acquisite nell’ambito di 2 filoni investigativi denominati “Akuarius” e “Akuarius 2-Mexcal” coordinati dalla DDA di Firenze ed incentrati su associazioni dedite al traffico internazionale di cocaina, importata dalla Colombia, in cui è confluito anche il contributo di un collaboratore di giustizia. Ancora il 28 Settembre 2021 i carabinieri di Livorno nell’ambito dell’operazione “Mandra” hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Firenze nei confronti di 7 persone, italiane ed albanesi, ritenute responsabili di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e localizzate nelle province di Livorno, Pisa, Cagliari, Nuoro e Mantova. Le indagini hanno accertato l’esistenza di un traffico di stupefacenti (marijuana, cocaina ed eroina) tra la Toscana e la Sardegna, facente capo ad un nuorese dimorante da tempo in provincia di Pisa.

Nel territorio di Pistoia il 5 ottobre 2021 la Polizia di Stato pistoiese nell’ambito dell’operazione “Coffee Break” avrebbe scoperto un giro di tangenti volte a pilotare gare di appalto per lavori stradali, interventi di somma urgenza per il ripristino di frane e assegnazioni di lavori cimiteriali. Sono state per questo indagate 42 persone, tra Toscana ed Emilia Romagna, ed eseguite 19 misure a carico degli indagati di cui 8 custodie cautelari in carcere, 3 arresti domiciliari e 8 obblighi di dimora. Contestati i reati di corruzione, istigazione alla corruzione, turbata libertà degli incanti, peculato, concussione, subappalto non autorizzato, frode nelle pubbliche forniture e falso ideologico. 

Ad Arezzo il 9 Novembre 2021 la polizia e la guardia di finanza hanno tratto in arresto in flagranza di reato un albanese, incensurato e regolarmente residente nella provincia di Firenze, che trasportava all’interno del furgone 476 chili di cocaina.

La Relazione descrive i profili evolutivi delle organizzazioni di tipo mafioso e di matrice etnica soffermandosi sui rispettivi modus operandi e alle differenti capacità in ordine alla infiltrazione nell’economia legale e al turbamento dell’ordine e della sicurezza pubblica. Sottolinea, inoltre, quanto lo specifico contrasto debba svolgersi anche e soprattutto avvalendosi della cooperazione internazionale attesa la perdurante tendenza delle mafie nazionali a rivestire ruoli di rilievo all’estero.

Nella premessa e nel capitolo dedicato al riciclaggio vengono rispettivamente trattate le più recenti evoluzioni della normativa nazionale e continentale attinente all’esecuzione all’estero di provvedimenti ablativi e alla prevenzione del money laundering realizzato attraverso i mercati elettronici.

La Relazione propone un focus di approfondimento sulla criminalità nigeriana strutturata nei cosiddetti secret cults i cui tratti tipici sono l’organizzazione gerarchica, la struttura paramilitare, i riti di affiliazione, i codici di comportamento e più in generale un modus agendi che la Corte di Cassazione ha più volte ricondotto alla tipica connotazione di “mafiosità”. Appare altresì particolarmente significativo evidenziare come siano state accertate riunioni periodiche dei cult in talune città con collegamenti tra omologhi sodalizi operativi in diverse aree del Paese.

Lo scorso 29 Ottobre 2021 la Direzione Investigativa Antimafia ha celebrato, nel palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica, i 30 anni della sua attività.

Da quella data è partito un percorso che ha coinvolto 24 città con l’esposizione dell’“Antimafia itinerante” una mostra che racconta la storia ed i successi della DIA, una Istituzione nata anche con il sacrificio di tanti servitori dello Stato che hanno contribuito alla costruzione di un moderno strumento di contrasto alla criminalità. La mostra fotografica “Antimafia Itinerante” ha percorso il Paese e, tramite 34 pannelli con foto, immagini e cronaca dei giornali, ha rievocato 30 anni di storia e di passione delle donne e degli uomini della DIA nell’azione di contrasto alle mafie. L’esperienza, anche in termini di testimonianza alle nuove generazioni della storia e della cultura antimafia, è stata visitata dal oltre 200.000 persone.


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Direzione Investigativa Antimafia - Relazione Semestrale 2022
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