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lunedì 22 luglio 2019

Cronaca martedì 19 settembre 2017 ore 12:04

Consip, nuova contestazione a Woodcock

John Henry Woodcock

Il pg della Cassazione avrebbe contestato al pm di Napoli le modalità con cui interrogò nel dicembre scorso il presidente di Publiacqua Vannoni



ROMA — Il pg della Cassazione avrebbe mosso una nuova contestazione disciplinare nei confronti del pm della procura di Napoli John Henry Woodcock, uno dei titolari dell'inchiesta su episodi di corruzione e turbativa d'asta negli appalti della Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. Un'indagine che tiene banco da mesi sui mezzi di informazione e che potrebbe essere stata compromessa da ripetute fughe di notizie su cui sta indagando la procura di Roma.

A pubblicare la novità che riguarda Woodcock è stato il Corriere della Sera, secondo il quale al centro della contestazione ci sarebbe la modalità con cui il pm convocò in procura a Napoli il 21 dicembre scorso il presidente di Publiacqua Filippo Vannoni, fedelissimo dell'ex premier Matteo Renzi. Vannoni in quell'occasione fu ascoltato come persona informata dei fatti mentre, secondo il pg della Cassazione, Woodcock disponeva già degli elementi per ascoltarlo come indagato per rivelazione di segreto d'ufficio, quindi in presenza di un avvocato e con tutte le garanzie di legge. Di qui la seconda contestazione disciplinare. La prima riguarda alcune dichiarazioni di Woodcock sulle indagini Consip pubblicate in aprile sul quotidiano La Repubblica.

Filippo Vannoni è stato tirato in ballo nell'inchiesta Consip dall'ex amministratore delegato della centrale acquisti Luigi Marroni, il quale, interrogato dai pm napoletani sempre nel dicembre 2016, aveva raccontato di essere stato messo al corrente dell'esistenza di un'inchiesta su alcuni appalti da quattro persone: il ministro dello sport Luca Lotti, il generale della Legione Toscana dei Carabinieri Emanuele Saltalamacchia, l'allora presidente di Consip Luigi Ferrara che a sua volta l'aveva saputo dal comandante generale dell'Arma Tullio De Sette, e dall'amico Filippo Vannoni. 

Lotti, Saltalamacchia e Del Sette furono subito indagati per rivelazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento. Vannoni invece il 21 dicembre fu convocato in procura come persona informata dei fatti e confermò di aver appreso dell'apertura dell'inchiesta dal ministro Lotti. 

Nel luglio quest'anno, Vannoni ha poi in parte ritrattato questa versione davanti ai pm di Roma ed è solo a questo punto che è stato indagato per favoreggiamento (vedi qui sotto gli articoli collegati).



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