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domenica 21 luglio 2019

Cronaca venerdì 14 luglio 2017 ore 18:00

Un'ora di interrogatorio per il ministro Lotti

Luca Lotti

Il ministro è indagato per rivelazione di segreto d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta Consip e ha ribadito la propria estraneità ai fatti contestati



ROMA — A sette mesi dall'iscrizione nel registro degli indagati e dopo un primo incontro per rendere dichiarazioni spontanee, oggi il ministro dello sport Luca Lotti si è presentato di fronte agli inquirenti della procura di Roma che insieme ai colleghi della procura di Napoli indagano sugli appalti della Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione.

L'interrogatorio si è svolto nella caserma dei Carabinieri di via Selci ed è durato poco più di un'ora. Massimo riserbo su quanto dichiarato da Lotti al procuratore capo Giuseppe Pignatone, affiancato dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dal sostituto Mario Palazzi. A metà pomeriggio gli avvocati difensori, Franco Coppi e Ester Molinaro, hanno comunque dichiarato che il ministro ha risposto con serenità a tutte le domande che gli sono state rivolte, ribadendo "con fermezza la sua estraneità ai fatti contestati". 

L'inchiesta Consip è nata per portare alla luce episodi di corruzione e turbativa d'asta in un appalto da due miliardi e 700 milioni di euro bandito nel 2014 ed è stata caratterizzata da ripetute fughe di notizie che, fin dall'estate scorsa, potrebbero aver compromesso l'esito dell'attività investigativa. Molti gli indagati eccellenti, soprattuto nel filone sulle soffiate.

In particolare Lotti è accusato di aver informato dell'esistenza dell'inchiesta sugli appalti l'ex amministratore delegato della Consip Luigi Marroni e il presidente di Publiacqua Filippo Vannoni (vedi qui sotto gli articoli collegati).

Marroni, testimone numero uno soprattutto sul fronte delle fughe di notizie, è stato interrogato una prima volta nel dicembre scorso e poi l'8 giugno, raccontando sempre la stessa versione. Ovvero di essere stato messo a conoscenza delle indagini sugli appalti da quattro persone: il ministro Lotti, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il presidente di Publiacqua Filippo Vannoni, l'ex presidente di Consip Luigi Ferrara e il comandante della Legione Toscana dei Carabinieri Emanuele Saltalamacchia.

Vannoni invece ai primi di Luglio ha in parte ritrattato quanto dichiarato a dicembre, ovvero di appreso dell'inchiesta da Lotti, e la sua posizione è passata da quella di testimone a quella di indagato per favoreggiamento (vedi qui sotto gli articoli collegati). 

Nell'interrogatorio di oggi, Luca Lotti avrebbe confermato di aver incontrato Vannoni il 21 dicembre scorso in due occasioni: prima su un treno diretto da Firenze a Roma e qualche ora dopo nel suo ufficio di Palazzo Chigi. In questo secondo contesto Vannoni era reduce dal primo interrogatorio sull'inchiesta Consip davanti ai pm napoletani. Lotti ha spiegato che Vannoni, una volta uscito dalla procura, si era precipitato a Roma per informarlo di quello che aveva raccontato agli inquirenti. Ovvero di aver appreso dell'esistenza dell'inchiesta Consip proprio da Lotti anche se non era vero. Durissima la reazione dell'allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio: "Non ti do una testata per rispetto del luogo in cui siamo" disse Lotti  a Vannoni prima di congedarlo.

Nell'inchiesta Consip sono accusati di rivelazione di segreto d'ufficio anche il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette e quello della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia. Il capitano del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri di Napoli Giampaolo Scafarto è accusato di falso e di rivelazione di segreto d'ufficio. Il numero due del Noe Alessandro Sessa di depistaggio.

L'ex presidente di Consip Luigi Ferrara, inizialmente sentito come testimone, poi ha cambiato alcune parti della sua prima deposizione ed è stato indagato per aver fornito false informazioni ai pm.

Anche uno dei titolari dell'inchiesta, il pm di Napoli John Henry Woodcock, è accusato insieme all'amica giornalista di Rai tre Federica Sciarelli di aver trasmesso alcune informazioni coperte da segreto al giornalista del Fatto Quotidiano Marco Lillo, il primo a pubblicare la notizia dell'inchiesta Consip il 21 dicembre scorso. Sia Woodcock che Sciarelli in sede di interrogatorio hanno respinto ogni addebito mentre Marco Lillo ha pubblicamente dichiarato che nessuno dei due è stato la sua fonte.

Il primo marzo 2017 è stato invece arrestato per corruzione l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo. Oggi Romeo dovrebbe lasciare il carcere di Regina Coeli per andare ai domiciliari. Il processo a sua carico è stato fissato per il 19 ottobre.

L'ex dirigente della Consip corrotto da Romeo, Marco Gasparri, ha chiesto invece di patteggiare una pena di un anno e otto mesi di carcere. Gasparri, appresa la notizia che la Finanza aveva perquisito la sede della centrale acquisti, corse subito a confessare di aver incassato più di centomila euro da Romeo per passargli informazioni sugli appalti. E in virtù di questa sua collaborazione con gli inquirenti è sempre rimasto a piede libero.

Ma c'è un altro indagato molto conosciuto in questa indagine: Tiziano Renzi, padre dell'ex premier e oggi segretario del Pd Matteo, accusato di traffico di influenze illecite. Lo stesso reato è contestato anche a Carlo Russo, amico di famiglia di Renzi senior, e all'ex parlamentare di An Italo Bocchino, consulente di Romeo. 

Gli inquirenti hanno ipotizzato che Russo, per conto di Renzi padre, abbia chiesto denaro a Romeo promettendogli in cambio di influenzare a suo favore l'esito degli appalti Consip grazie ad alcune 'conoscenze' fiorentine di alto livello come l'ex ad Luigi Marroni. Quest'ultimo, nella sua veste di testimone, ha dichiarato di aver subìto pesanti pressioni in tal senso sia da Russo che da Renzi padre in persona.  

Dal canto suo Tiziano Renzi ha sempre respinto le accuse e nel marzo scorso ha dichiarato proprio al pm Woodcock: "Hanno abusato del mio cognome".



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