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Cronaca sabato 22 agosto 2015 ore 15:52

Terrorismo, la difesa di Jalal: "Scarceratelo"

Il marocchino di 25 anni, residente a Ponsacco, è stato arrestato a luglio per istigazione alla jihad. Il legale contesta l'applicazione della legge



PISA — Secondo la difesa Jalal El Hanaoui deve uscire di galera per "l'erronea applicazione della legge penale e vizio di motivazione perché nelle contestazioni a lui mosse non c'è la contestazione del delitto o dei delitti a cui si riferirebbe la condotta di istigazione o di apologia asseritamente posta in essere dall'indagato".  

Lo ha affermato nel ricorso depositato ieri in Cassazione il suo difensore Tiziana Mannocci. Secondo il legale, infatti, gli indizi raccolti a carico del marocchino, che secondo l'accusa istigava alla jihad attraverso una serie di post sui social network, sono insussistenti come risulterebbe dalla "semplice analisi delle carte" in possesso dell'autorità giudiziaria. 

Per la difesa di El Hanaoui non c'è alcuna istigazione o apologia alla jihad nella navigazione su internet del giovane marocchino, semmai vi è un interesse religioso per l'islam ma soprattutto, scrive Mannocci nel ricorso: "nessuno dei post o dei commenti presenti nelle carte processuali, né il messaggio complessivo inferibile dagli atti è tale da assumere valenza univoca o significato monodirezionale, così che la polivalenza dei concetti espressi non consente neppure a livello indiziario di giungere alla conclusione che ne ha determinato l'arresto".

Infine, la difesa del giovane marocchino, che a Ponsacco vive insieme ai genitori e a un fratello, rileva che non sono stati valutati attentamente gli indizi a suo carico: "Il Tribunale del Riesame - conclude il ricorso - si è limitato ad affermare che è agevole ravvisare gli estremi del delitto in alcune frasi postate sui profili Facebook riconducibili a El Hanaoui e dunque l'assenza di uno scrutinio serio e critico dei singoli elementi indiziari e la mancanza di una valutazione analitica del materiale in prospettiva cautelare costituiscono omissioni che colpiscono l'apparato motivazionale: per questo l'ordinanza merita di essere annullata".


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