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Sport giovedì 10 marzo 2022 ore 13:30

Visconti lascia il ciclismo professionistico

Giovanni Visconti
Giovanni Visconti

Il corridore di San Baronto dopo una carriera prestigiosa, si è staccato il numero dalla schiena durante la tappa della Tirreno-Adriatico.



LAMPORECCHIO — L’altro ieri, nei pressi di Volterra, Giovanni Visconti da San Baronto è sceso dalla bicicletta, si è staccato il numero dalla schiena e si è ritirato dalla Tirreno-Adriatico.

Contavamo di rivederlo alla Milano-Sanremo, magari allo sbaraglio nonostante le sue trentanove primavere ed invece ieri, con un lungo post sui social, Giovanni Visconti ha annunciato che non avrà più numeri attaccati sulla schiena e non si presenterà più alla partenza di nessuna gara ciclistica, ha deciso di lasciare subito il ciclismo professionistico.

Giovanni Visconti ci mancherà, professionista serio, compagno di squadra affidabile, corridore coraggioso.

Per tre volte ha vestito la maglia di Campione d’Italia su strada, per tre volte ha vinto la classifica individuale dell’UCI Europe Tour.

Ciclisticamente Visconti nasce in Toscana, dove oramai abita da tanti anni dopo aver iniziato la propria carriera agonistica con la maglia della Polisportiva Milleluci di Casalguidi.

Da allora un successo dietro l’altro fino ad esordire tra i professionisti nel 2005, nella Domina Vacanze di Gianluigi Stanga.

Nel palmares di Visconti ci sono anche le tappe al Giro d’Italia, tra cui una memorabile, quando nel 2013 la Corsa Rosa sconfinò in Francia e lui arrivò primo sulla cima sassosa de Le Granges du Galibier.

Il Giro di Toscana lo ha vinto nel 2019, la Coppa Sabatini nel 2006 e nel 2007, il Gran Premio Industria e Commercio a Prato nel 2009.

Visconti ha vinto in Turchia, in Slovenia, in Spagna, in Austria, in Lussemburgo; ha pedalato insieme a grandi campioni facendo parte di squadre del World Tour come la Movistar di Alejandro Valverde e la Baharain Merida, a fianco di Vincenzo Nibali.

E’ proprio vero, è un peccato non poter vedere più il nome di Giovanni Visconti nell’ordine d’arrivo delle corse ciclistiche.

E’ proprio vero, ci mancherà.

Occorre accontentarsi di leggere con affetto e stima il suo messaggio di commiato, che riportiamo integralmente.

Non so se reputarmi un debole o se invece sentirmi forte in questo preciso istante. Non so cosa penserete tutti e non so cosa aspettarmi. Una cosa però la so bene: da mesi e mesi soffro sulla bici e soffro giù dalla bici.

Non sono di certo diventato un campione ma credo di essere stato un buon corridore. Ho vinto ciò che il mio fisico e la mia testa mi hanno permesso di vincere e se mi guardo indietro posso avere solo qualche rammarico, nessun rimorso.
La mia non è stata una carriera semplice ma non è il momento dei vari “se” e “ma” e soprattutto non è questo lo scopo di questa lettera.

Sapete cosa dico da anni? Dico che io non voglio essere quel corridore che si trascinerà dietro la bici quando ormai la sua carriera sarà al tramonto, quello che sta lì in mezzo al gruppo quando va bene ma che rimane anonimo, quello che viene dimenticato nonostante la sua presenza. Lo dico da anni eppure da tempo chiudo gli occhi, provo a non ascoltarmi e vado avanti imperterrito seppur pieno di dubbi e paure, convinto che domani andrà meglio. Poi domani accade la stessa cosa di oggi, sprofondo nuovamente, sembro mollare una volta per tutte e poi dopo qualche ora si riaccende la fiammella. E così via... Ascolto tutti tranne me.

Perché? Cos’altro devo dimostrare? Ho già detto che non sono un campione e di certo non lo diventerò a 39 anni, allora perché non volersi un po’ più bene e trovare la forza di dire basta? Forse è solo la paura di ciò che sarà e di ciò che lascerò.

Se ci penso bene però non posso che essere fiero di me stesso e di quello che sono riuscito a raggiungere. Il ciclismo mi ha dato tutto quello che ho, mi ha dato Katy, Thomas e Noemi. Che sono la mia vita.

Il ciclismo mi ha dato anche voi che siete stati l’essenza in ogni metro di strada in salita, in discesa, sotto la pioggia o la neve, sotto il sole cocente. Voi che ci siete sempre stati nelle vittorie e nelle sconfitte.

Vorrei sentire sempre tutto l’appoggio che mi avete dato in questi meravigliosi anni e non dimenticare mai ogni momento in cui, correndomi accanto ed incitandomi, mi avete trasmesso adrenalina, fierezza, orgoglio, emozione pura …

Ci ho provato con tutte le mie forze, a tornare a buon livello. Nonostante i miei tanti problemi, devo dire grazie alla famiglia Reverberi e a tutta la Bardiani CSF Faizané per la possibilità che mi hanno dato e per avermi "aspettato e rinfrancato" più volte. Avrei voluto tornare sul campo per ringraziarvi come si deve e per chiudere meno anonimamente, ma alla mia età ci vuole tempo per tornare ad alti livelli e basta un attimo per finire sotto terra, così per l'ennesima volta mi trovo ad un bivio: sinistra o destra ciclismo, diritto vita.

Ho girato ormai troppe volte da una parte e dall'altra credendo di potercela fare, ma alla fine sono sempre qui, al bivio. Non sono più in grado di girare, devo serenamente prendere atto.

Si dice che quando lasci la strada vecchia per la nuova sai quello che lasci e non sai quello che trovi. E' lì che subentra il coraggio e nonostante la paura immensa che provo oggi, vado dritto amici miei...

E poi chissà, magari troverò qualche altro bivio e mi soffermerò ancora un po'.

Grazie a tutti, grazie CICLISMO. Mi mancherete, mi manchi già. Giovanni Visconti”

Grazie a te Giovanni!

Marco Burchi
© Riproduzione riservata


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