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La raccolta differenziata dei rifiuti urbani in Toscana

Prato la provincia più “virtuosa”. Grosseto ed Arezzo si contendono la “maglia nera” per la minor percentuale di raccolta differenziata effettuata



FIRENZE — La Toscana nel panorama nazionale, secondo i dati resi disponibili da Ispra per il 2019, si colloca al disotto della media nazionale, sia per il numero di comuni che rispettano l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, 46% in Toscana rispetto al 60% a livello nazionale, sia per quanto riguarda la popolazione che vive in questi comuni, pari al 51% in Toscana rispetto al 52% a livello nazionale.

La normativa europea, successivamente recepita da quella italiana ha da tempo indicato l’obiettivo minimo del 65% di raccolta differenziata dei rifiuti urbani, da raggiungere entro il 2012 (mentre il 45% doveva essere raggiunto nel 2008). Da allora sono passati quasi dieci anni e solamente il 60% dei comuni italiani (dati 2019) ha raggiunto e superato questo livello di raccolta differenziata, e questi comuni corrispondono al 52% della popolazione.

Tra gli obiettivi delle quattro direttive europee del “pacchetto economia circolare”, entrate in vigore nel 2018, è previsto il riciclo entro il 2025 per almeno il 55% dei rifiuti urbani (60% entro il 2030 e 65% entro il 2035). L’accento è quindi posto sulla destinazione finale dei rifiuti; la raccolta differenziata costituisce un mezzo, un passo intermedio rispetto alla effettiva costruzione di una filiera funzionante in una logica di economia circolare. D’altra parte, è comunque significativo capire come si presenti la situazione relativamente alla raccolta differenziata, rispetto a questa fase del ciclo di produzione-riciclo-smaltimento dei rifiuti, in quanto essa costituisce il primo step del processo che, se non ottimizzato, rischia di creare molti problemi ai passaggi successivi.

La Toscana nel panorama nazionale, secondo i dati resi disponibili da Ispra per il 2019, si colloca al disotto della media nazionale, sia per il numero di comuni che rispettano l’obiettivo del 65% di raccolta differenziata, 46% in Toscana rispetto al 60% a livello nazionale, sia per quanto riguarda la popolazione che vive in questi comuni, pari al 51% in Toscana rispetto al 52% a livello nazionale.

La provincia più “virtuosa” è sicuramente quella di Prato, nella quale tutti i comuni hanno raggiunto e superato il livello del 65%. Il comune con la percentuale “minore” è Vernio con il 71%, e la media nella provincia è del 75%. Una situazione che non ha niente da invidiare alle regioni più “virtuose”.

Le province di Grosseto ed Arezzo, invece, si contendono la “maglia nera” per la minor percentuale di raccolta differenziata effettuata. In media i comuni della provincia di Grosseto hanno una percentuale del 43% e solamente l’11% dei comuni rispetta l’obiettivo del 65%. Su 28 comuni di questa provincia 8 raccolgono in modo differenziato meno del 30% dei rifiuti urbani. Situazione più o meno analoga in provincia di Arezzo, anche qui in media i comuni raccolgono in modo differenziato il 43% dei rifiuti urbani e solamente 4 comuni registrano percentuali superiori al 65%. Ben dieci, invece, i comuni che hanno meno del 30% di raccolta differenziata.

Considerato che la Regione Toscana si proponeva addirittura di raggiungere il 70% di raccolta differenziata nel 2020, questi dati mostrano con chiarezza che – se non si vuole che questi obiettivi rimangano dichiarazioni sulla carta e basta – sono necessarie politiche mirate puntuali rivolte a premiare e sanzionare gli amministratori locali in relazione ai loro comportamenti. Poiché non si tratta di inventare niente, perché le politiche efficaci in termini di raccolta differenziata sono state realizzate in varie parti d’Italia, e nella stessa Toscana, occorre, che la Regione definisca una road map chiara e precisa, comune per comune, affinché su tutto il territorio regionale ci si attesti sui valori decisi.

Vedi anche https://ambientenonsolo.com

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