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Attualità venerdì 06 gennaio 2023 ore 18:35

L'Homo sapiens? Un cervello da eterno Peter Pan

Modello 3D del cervello di infante di Homo sapiens
Modello 3D del cervello di infante di Homo sapiens (Immagine: Unipi.it)

Le aree cerebrali mantengono livelli di integrazione da bambino mai cresciuto. Lo dimostra uno studio internazionale a spiccata presenza toscana



PISA — L'Homo sapiens? Un eterno Peter Pan, uno il cui cervello è da bambino mai cresciuto. Ebbene sì: a rivelarlo è uno studio scientifico internazionale a spiccata componente toscana - vi hanno preso parte per l'Italia tra gli altri il paleoantropologo Antonio Profico che è ricercatore del Dipartimento di Biologia dell'Università di Pisa e Alessandro Mondanaro dell'Università di Firenze - pubblicato sulla rivista “Nature Ecology & Evolution”.

La ricerca è stata coordinata dall'Italia, dal professor Pasquale Raia dell'Università di Napoli Federico II, e ha rilevato una caratteristica che accomuna il cervello di Homo sapiens e Homo neanderthalensis: tutti e due hanno mantenuto un alto livello di interazione tra le aree cerebrali sia nella fase giovanile che nella fase matura, e così sono rimasti degli autentici bambinoni. 

In linguaggio proprio la questione naturalmente è più complessa, perché il team di ricercatori per studiare l’evoluzione del cervello ha ricostruito la superficie interna del cranio tramite tecniche di antropologia virtuale, analizzandone la forma in 148 specie di primati viventi e diverse specie di Hominina (Homo neanderthalensis compreso). 

Ma oltre alla forma del cervello i ricercatori hanno studiato le interazioni tra le aree cerebrali (integrazione morfologica) utilizzando un nuovo metodo sviluppato a questo scopo e applicato per la prima volta in questo studio.

Gli scienziati hanno così dimostrato che non sono solo le grandi dimensioni del nostro cervello a renderci differenti dagli altri primati. Secondo i ricercatori, nelle scimmie antropomorfe (i parenti più prossimi dell'essere umano attuale) e nella nostra specie le diverse aree cerebrali presentano alti livelli di integrazione dalla nascita fino allo stadio di sviluppo immediatamente precedente la maturità sessuale. 

Tuttavia, quando entra nella fase adulta, il cervello delle scimmie antropomorfe perde improvvisamente la coordinazione tra i lobi, probabilmente a favore della specializzazione delle diverse aree cerebrali. Homo sapiens invece mantiene un’alta coordinazione tipica dei cervelli delle antropomorfe giovanili per tutta la vita, non mostrando nessun cambiamento da 'adulto'. Solo un'altra specie vicina a noi, Homo neanderthalensis, mostra segni di questo stesso fenomeno.


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