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Attualità giovedì 10 novembre 2022 ore 13:15

L'autunno caldo dello zafferano, -20% di produzione

zafferano

I raccolti sono partiti in anticipo e le temperature elevate degli ultimi mesi con la siccità che permane hanno fatto crollare la resa



TOSCANA — Crollo di produzione fra il 10% e il 20%: è l'autunno caldo dello zafferano, il fiore dell’oro rosso crocus sativus la cui raccolta quest'anno in Toscana è partita con anche due settimane d'anticipo ma con fiori più piccoli e resa inferiore per l'effetto della siccità che ancora rende aridi i terreni e del caldo anomalo dei mesi autunnali. A dirlo è Coldiretti Toscana sulla base di un monitoraggio tra le imprese agricole associate. 

Tra le regioni storicamente vocate alla coltivazione della spezia più pregiata e costosa del mondo (se ne hanno tracce già a partire dal Medioevo), in Toscana si coltivano tra i 6 ed i 7 ettari di zafferano, per lo più con metodo biologico da piccole aziende agricole per una produzione tra i 60 ed i 70 chili. Il più celebre e prestigioso è quello di San Gimignano Dop.

La pianta dello zafferano è avvezza a sopportare sia il freddo che la siccità, dunque ha retto al clima estremo di questo 2022 meglio di altre colture. "Alla luce delle problematiche climatiche - considera infatti il presidente di Coldiretti Toscana Fabrizio Filippi - la raccolta che si sta avviando verso la conclusione è andata bene". 

Negli ultimi anni la coltivazione di questa spezia, la cui essenza versatile e ricca di proprietà ha molte applicazioni ed usi, si è fatta largo in Toscana. Tuttavia: "Siamo di fronte ancora ad estensioni molto ridotte e frammentate. Purtroppo, come molti alti prodotti del nostro Made in Tuscany di qualità, è oggetto di contraffazioni ed adulterazioni”, considera Filippi.

Viaggio nella Toscana dello zafferano

Con la raccolta in dirittura d’arrivo si vanno delineando il quadro generale e le differenze tra zona e zona. All’azienda agricola biologica Officinali San Marco di Asciano la raccolta è iniziata 15 giorni prima, intorno al 14 Ottobre. “L’assenza di piogge, nel momento cruciale, ha inciso sulla produzione di fiori come del resto è stato per altre produzioni agricole. I fiori sono sani ma in numero minore rispetto ad una stagione media", spiega la titolare Federica Zurli. 

Dalle Crete Senesi all’area fiorentina la situazione non è molto diversa. “E’ mancata quell’escursione termica fondamentale nel mese di Settembre. Questo fattore ha determinato una minore germinazione del bulbo", conferma Lorenzo Firenzani dell’azienda agricola Rossopuro di Castelfiorentino che produce anche Gin e Vermouth a base di zafferano.

Non diversa è la situazione a San Casciano in Val di Pesa all’azienda Podere La Briciola che ha sperimentato la coltivazione fuori suolo con vasche di tre metri per tre: “La selezione dei bulbi e la sperimentazione ci hanno permesso di avere una produzione in linea con quella dello scorso anno", spiega il titolare Marco Tucci. "Più che il caldo o l’assenza di pioggia - continua - ad infastidire quest’annata è stata la presenza del fusarium, il fungo che aggredisce il bulbo e lo porta al marciume”. 

All’azienda Lazzari di Scarperia San Piero la mancanza di piogge ha influito sulla fioritura: “Per dare il via al ciclo vitale ci vuole la pioggia che non arrivava mai," spiega il titolare Alessandro Fiesoli. "Quando ha piovuto - aggiunge - c’è poi stata una fioritura rapida anche se minore rispetto agli altri anni”.

Inferiore alle aspettative invece la situazione in Lunigiana dove l’azienda il Fantabosco di Fosdinovo ha raccolto molto poco: “E' colpa dei cambiamenti climatici", afferma la titolare Naomi Dazzi. "La Lunigiana - spiega - è una terra piovosa e più fredda ma quest’anno non ha piovuto quasi mai e le temperature erano addirittura superiori in certi momenti rispetto alla costa. Ho provato anche ad irrigare ma non è servito a niente. Ho raccolto molto meno”. 


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