Questo sito contribuisce alla audience di 
Toscana Media News quotidiano online.
Percorso semplificato Aggiornato alle 14:01 METEO:FIRENZE17°30°  QuiNews.net
Toscana Media News - Giornale Online
Lunedì 15 Giugno 2026

LE PREGIATE PENNE — il Blog di Pierantonio Pardi

Pierantonio Pardi

Pierantonio Pardi ha insegnato letteratura italiana all’ITAS “ Santoni” di Pisa fino alla pensione. Il suo esordio narrativo è stato nel 1975 con il romanzo "Testimone il vino" , ristampato nel 2023 sempre dalla Felici Editore, nel 1983 esce "Bailamme" (ristampato nel 2022 con Porto Seguro editore). Negli anni seguenti ha pubblicato come coautore “Le vie del meraviglioso” (Loescher,1966), “Il filo d’Arianna (ETS, 1999) e da solo “Cicli e tricicli” (ETS 2002), “Graaande …prof (ETS, 2005) e “Il baffo e la bestia” (ETS 2021), "Erotiche alchimie" (ETS,2024) e "La disgrazia di chiamarsi Lulù" (Felici Editore, 2024). Ha curato l’antologia “Cento di questi sogni” (MdS, 2016) ed è direttore editoriale della collana di narrativa “Incipit” (ETS)

Pinocchio e Sherlock Holmes, morti e resuscitati

di Pierantonio Pardi - Lunedì 15 Giugno 2026 ore 08:00

Che c’azzecca direbbe quel fine dicitore, quel sublime coniatore di eccentrici fonemi di Antonio Di Pietro, Pinocchio con Sherlock Holmes?

Ebbene, andiamo a scoprirlo e a raccontare una storia che forse molti non conoscono.

Quando Carlo Collodi iniziò a pubblicare la storia a puntate sul “Giornale per i bambini” nel luglio del 1881, il titolo originale era semplicemente "Storia di un burattino". Nelle sue intenzioni non doveva essere una favola rassicurante, ma una spietata parabola morale per avvertire i ragazzi disubbidienti dei pericoli del mondo. Il romanzo, di fatto, si concludeva al capitolo 15 (pubblicato nell'ottobre del 1881) con una scena cupa, drammatica e decisamente dark.

Il finale originario: l'impiccagione. Inseguito dal Gatto e la Volpe (travestiti da assassini), Pinocchio bussa disperato alla porta di una casina bianca. Alla finestra si affaccia una Bambina dai capelli turchini (che qui è ancora una sorta di fantasma spettrale) che gli dice freddamente: «In questa casa non c'è nessuno. Sono tutti morti... Aspetto la bara che venga a portarmi via».

Senza alcuna pietà, i due assassini catturano il burattino, gli legano un nodo scorsoio al collo e lo appendono al ramo della quercia grande.

Collodi chiuse la storia con queste parole:

“(…) Gli mancò il respiro e non poté più dire nulla. Chiuse gli occhi, aprì l bocca, allungò le gambe, ebbe un lungo brivido e rimase lì rigido e insensibile.”

La reazione a quel finale fu immediata e travolgente scatenando una serie di eventi che cambieranno la natura del romanzo; le proteste dei bambini sommerse la redazione del giornale, molteplici le proteste dell’editore, il direttore del periodico capì che stava perdendo la gallina dalle uova d’oro. Fece forti pressioni su Collodi affinché resuscitasse il personaggio e continuasse a scrivere.

Pochi mesi dopo, nel gennaio del 1882 la storia riprese,

Collodi ricominciò il racconto da dove lo aveva interrotto introducendo ufficialmente il personaggio della Fata Turchina che manda un falco e un Can barbone (Medoro) a tirar giù il burattino dall’albero per salvarlo.

La Fata, vedendo il burattino impiccato ormai più morto che vivo batté per tre volte le mani insieme e fece tre piccoli colpi. A quel segnale rispose prontamente un grosso Falco che andò a posarsi sul davanzale della finestra.

La Fata si rivolse così a lui:

  • - Vedi tu quel burattino attaccato penzoloni a un ramo della Quercia grande?
  • - Lo vedo.
  • - Orbene, vola subito laggiù, rompi col tuo fortissimo becco il nodo che lo tiene sospeso per aria e posalo delicatamente sdraiato su l’erba a piè della Quercia.
  • - Su da bravo Medoro, fai subito attaccare la più bella carrozza della mia scuderia e prendi la via del bosco. Arrivato che sarai sotto la grande Quercia troverai disteso sull’erba un povero burattino mezzo morto . raccoglilo con garbo, posalo pari pari sui cuscini della carrozza e portamelo qui. Hai capito?

Medoro esegue e la storia continua così come tutti la conosciamo; ma ritorneremo dopo a parlare di Pinocchio; adesso andiamo a vedere cosa successe a Conan Doyle.

Quando Sir Arthur Conan Doyle decise di sbarazzarsi di Sherlock Holmes nel dicembre del 1893, facendolo precipitare nelle cascate di Reichenbach insieme al professor Moriarty nel racconto “Il problema finale” , successe qualcosa di mai visto prima nella storia della letteratura. Doyle era semplicemente esausto: voleva dedicarsi a quelli che considerava i suoi "romanzi storici seri" e confessò che Holmes gli faceva l'effetto del pâté de foie gras, di cui aveva fatto indigestione. Nel suo diario scrisse freddamente solo due parole: "Killed Holmes" (Ucciso Holmes).

Il pubblico, tuttavia, non la prese affatto bene. La reazione della società vittoriana fu un mix di shock, rabbia e un vero e proprio lutto collettivo, segnando la nascita del primo "fandom" moderno. Ecco cosa accadde subito dopo:

1. Il collasso della rivista The Strand

Il personaggio era il motore economico del The Strand Magazine, la rivista che pubblicava i racconti. Subito dopo l'uscita del reato, oltre 20.000 lettori cancellarono il proprio abbonamento in segno di protesta. La rivista rischiò seriamente il fallimento e i redattori implorarono l'autore di ripensarci, definendo la morte del detective "un disastro".

2. Manifestazioni di lutto reale

I lettori britannici e americani si comportarono come se fosse morta una persona in carne e ossa.

Si diffuse la leggenda metropolitana (e in parte reale) di impiegati e gentiluomini che giravano per le strade di Londra indossando fasce nere di lutto al braccio o sui cappelli.

Furono aperti registri di condoglianze.

Nacquero i primi club di protesta (i club "Keep Holmes Alive").

3. Lettere di insulti a Conan Doyle

Doyle fu sommerso da montagne di lettere da parte di fan furiosi. Molti lo accusavano esplicitamente di "omicidio". Addirittura, si racconta che una signora anziana lo abbia preso a ombrellate per strada e che gli abbia scritto una lettera che iniziava con: "Bruto che non sei altro!". Perfino la madre dello scrittore cercò in tutti i modi di dissuaderlo dal farlo morire.

"Ho subìto una tale overdose di lui che mi sento nei suoi confronti come verso il pâté de foie gras... il solo nome mi dà un senso di nausea." Così scriveva Arthur Conan Doyle in una lettera privata.

La resa di Doyle

Doyle resistette strenuamente per anni, ma la pressione del pubblico (e i generosi assegni degli editori) alla fine ebbero la meglio.

Il processo di "resurrezione" richiese del tempo:

Nel 1901 pubblicò il l”Mastino dei Baskerville “ , ma lo ambientò cronologicamente prima dei fatti di Reichenbach, per non dover ammettere che fosse vivo.

Nel 1903, capitolò del tutto con il racconto “L'avventura della casa vuota” , in cui si scopre che Holmes non era mai caduto nella gola, ma aveva inscenato la sua morte grazie al baritsu (un'arte marziale giapponese) per sfuggire ai sicari di Moriarty rimasti in libertà.

Il vuoto di dieci anni tra la sua "morte" e il suo effettivo ritorno viene ancora oggi chiamato dai fan di Sherlock Holmes "Il Grande Iato" (The Great Hiatus).

Ed ecco quindi risolto il dilemma posto dal buon Di Pietro all’inizio di questo scritto, condensato nel fatidico “ che c’azzecca?” : Pinocchio e Sherlock, accomunati dai loro autori in un destino di morte e resurrezione.

E ritorniamo a Pinocchio…

La versione originaria a puntate di Pinocchio (i primi 15 capitoli della "Storia di un burattino") non era solo priva del lieto fine, ma era immersa in un'atmosfera decisamente più violenta, grottesca e spietata rispetto al romanzo definitivo del 1883. Collodi modificò e ammorbidì diversi passaggi quando decise di proseguire l'opera, ma molte delle scene più crude rimasero nel testo, lasciando tracce evidenti di quel nucleo originario così "horror".

Le differenze principali e i momenti più feroci si concentrano in alcuni punti chiave.

Il Gatto e la Volpe: veri e propri sadici.

Nella versione definitiva, il Gatto e la Volpe sono due truffatori cialtroni e un po' grotteschi. Nella prima stesura, quando si travestono da Assassini per rubare le monete d'oro a Pinocchio, dimostrano una violenza efferata e realistica.

Il personaggio della fata Turchina nel cap. 15 era una figura spettrale e inquietante. Quando Pinocchio bussa disperato alla sua porta per sfuggire agli assassini, lei si affaccia alla finestra senza muoversi con il viso bianco come una statua di cera e gli occhi chiusi La sua unica battuta è raggelante : “In questa casa non c’è nessuno, sono tutti morti, aspetto la bara che venga a portarmi via.”

Quella “casina candida, allora, è il deposito della morte”, chiosa Manganelli (Pinocchio: un libro parallelo). E continua: “ appare in fondo ad un bosco fitto e buio: essa appare come un luogo magico e impervio”. Il candore della bambina “ha un gelido splendore lunare”. Bambina che forse è “ la morta signora dei morti”, la “lunare regina delle tenebre.”

Di certo la casa in questione è un “ cemeteriale edificio di candore”

Concludo , citando Salvatore Ferlita che così scrive nella post -- fazione:

Pinocchio ne “La storia di un burattino” non sperimenta dunque la trasmutazione umana; non c’è spazio per la metamorfosi edificante in questo libro veloce e guizzante, terrificante e cupo, che disegna un piccolo universo dominato dal male, dalla falsità, dalla cattiva fede, dalla furbizia. (…) il principio di realtà trionfa completamente su quello della fiaba. (…) siamo infatti in presenza di una vera e propria anti – fiaba.

Quindi, chiunque voglia immergersi nelle atmosfere cupe di questa prima stesura, non deve far altro che fermarsi al capitolo 15.

Pierantonio Pardi

Articoli dal Blog “Le pregiate penne” di Pierantonio Pardi