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Attualità martedì 29 novembre 2016 ore 17:08

Aumentano i bambini che assistono alle violenze

Si chiama violenza assistita, e in Toscana nel 2015 sono stati 1143 i casi denunciati, in netto aumento rispetto agli anni precedenti



FIRENZE — La piaga della violenza di genere continua mietere vittime, donne uccise, violentate psicologicamente, dal partner. Ma la violenza di genere è anche quella assistita, e in Toscana, sono sempre più i bambini che assistono alle violenze subite dalle proprie mamme: 1143 i casi denunciati solo nel 2015 e 30 sono i piccoli rimasti orfani dopo un femminicidio.

 I dati dell'Osservatorio regionale sui minori e sulle famiglie restituiscono un aumento costante dei casi di violenza assistita: si è passati infatti dai 749 del 2013, ai 968 del 2014, fino ai 1.143 del 2015. E' questo uno dei dati presentati nell'ottavo rapporto sulla violenza di genere in Toscana.

Il Rapporto è frutto dell'elaborazione di informazioni provenienti da banche dati diverse, costituendo pertanto esso stesso un tentativo di integrazione tra i servizi: rassegna stampa sui femminicidi, dati dei Centri antiviolenza, del progetto regionale Codice Rosa, dei Consultori, dei Centri per uomini autori di violenze, del Centro Regionale di documentazione per l'infanzia e l'adolescenza sulla violenza subita dai minori. 

Vengono inoltre presentati per la prima volta i dati del Centro di Riferimento Regionale per la Violenza e gli Abusi Sessuali su Adulti e Minori. Il Rapporto affronta poi un approfondimento sulle Case Rifugio presenti in Regione, strutture protette nelle quali la donna, con il sostegno di operatrici formate sulle tematiche della violenza di genere, non solo viene messa in sicurezza, ma inizia un percorso complesso di uscita dalla violenza.

Dal 2006 al 2015 sono state 88 le donne - 7 solo nell'ultimo anno - uccise per motivi legati al genere: si tratta di 68 italiane e di 20 straniere. Il movente del femicidio è quasi sempre la relazione intima passata o presente, o il legame di parentela, il senso del possesso. Nella maggior parte dei casi, 67, l'omicida è di origine italiana.

In Toscana esiste una rete di servizi che lavora in maniera integrata, per la prevenzione e per il supporto delle vittime di violenza, i centri antiviolenza, il codice rosa, i consultori e le case rifugio. Le donne che nell'ultimo anno si sono rivolte ad un centro antiviolenza sono state 2.397, 221 in meno rispetto ai dodici mesi precedenti (-8,4%). Questa diminuzione va messa in relazione con le minori risorse a disposizione dei Centri per l'erogazione dei servizi.

Tra le donne che si rivolgono ai Centri, 7 su 10 sono italiane. La forma di violenza rilevata più frequentemente dai Centri è quella psicologica (82,4%), sia per le italiane (81,6%) che per le straniere (85,3%). Le donne straniere sono, in proporzione, più spesso oggetto di violenza fisica (74,2% vs. 58,9%), violenza economica (32,1% vs. 25,9%) e violenza sessuale (11,2% vs. 7,3%), mentre forme di violenza perpetrate in misura maggiore ai danni delle utenti italiane, rispetto alle straniere, sono lo stalking (17,5% vs. 8,6%) e il mobbing (1,1% vs. 0,3%). 

Negli ultimi dodici mesi si rileva un aumento delle segnalazioni per violenza economica (passate dal 26,9% del 2014/15 al 30,1% del 2015/16); il fenomeno, rilevato anche per le italiane, è particolarmente significativo per le donne straniere, che più spesso convivono con il partner in una situazione di dipendenza economica. Tra le donne straniere sono in aumento anche le segnalazioni di violenza fisica, che risultano invece in lieve calo tra le italiane.

Per abbattere la violenza di genere però bisogna lavorare soprattutto tra i giovani e nelle scuole.

I dati del progetto regionale "Codice Rosa", sviluppato sull'esperienza realizzata a Grosseto nel 2010, raccolti dalle strutture di Pronto Soccorso delle Aziende Sanitarie a partire dal 1° gennaio 2012 contribuiscono all'emersione e alla conoscenza del fenomeno della violenza. Dal 1° gennaio 2013 al 30 giugno 2016, gli accessi con "Codice Rosa" di donne adulte sono 7.642, di cui 2.416 rilevati negli ultimi dodici mesi. Gli accessi di minorenni di sesso femminile sono stati 816, di cui 259 registrati negli ultimi dodici mesi. Circa un terzo degli accessi di minorenni di sesso femminile sono riferiti a giovani donne tra i 15 (età da cui convenzionalmente si comincia a parlare di violenza di genere) e i 18 anni.

I dati del Centro di Riferimento Regionale per la Violenza e gli Abusi Sessuali su Adulte e Minori, istituito presso l'Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, presenta le evidenze su donne adulte e minori vittime di violenza e abusi di natura sessuale prese in carico: dal 1992 al primo semestre del 2016 il Centro ha accolto in totale 882 vittime, delle quali 648 adulte e 234 minori. 

I consultori rappresentano un'altra importante antenna territoriale per rilevare il fenomeno violenza e offrire assistenza e supporto alle vittime: nel 2015 le prestazioni consultoriali relative a casi di abuso e maltrattamento o violenza sono registrate dall'Archivio regionale delle Prestazioni Consultoriali (SPC). Le prestazioni registrate per abuso e maltrattamento sono state 4.206 (accessi totali di donne e uomini, adulti e minori).

Per quanto riguarda i dati dei Centri toscani per il recupero degli uomini autori di violenze, nel I semestre del 2016 sono state effettuate 52 prese in carico. In circa 1/3 dei casi la decisione di rivolgersi al Centro è avvenuta su iniziativa spontanea da parte dell'uomo, mentre risulta frequente (11 casi) la spinta da parte della partner o ex partner, presumibilmente vittima delle violenze agite dall'uomo. Tra gli uomini, emerge la tendenza a rivolgersi al centro territorialmente più prossimo, mentre sono sporadiche le prese in carico effettuate nei confronti di uomini residenti fuori dalle 4 province "di riferimento" dei Centri; Firenze, Livorno, Lucca e Pisa.

Nonostante una ancora persistente difficoltà nel reperire e confrontare dati, si è assistito comunque in questi anni ad un incremento dell'impegno diffuso su tutto il territorio regionale rispetto al riconoscimento ed alla consapevolezza della portata del problema a livello collettivo. 


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Servizio di Serena Margheri
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