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Cronaca lunedì 26 giugno 2017 ore 18:21

Consip, Scafarto chiede di trasferire l'inchiesta

Il capitano del Noe accusato di falso e rivelazione di segreto è tornato di fronte ai pm ma non ha risposto alle domande. Interrogato di nuovo Ferrara



ROMA — Il capitano del Noe Giampaolo Scafarto, tramite i suoi legali, ha chiesto di trasferire alla procura di Napoli, a cui è assegnato, oppure a quella di Firenze, dove ha lavorato in passato, le indagini che lo riguardano nell'inchiesta per corruzione negli appalti della Consip, la centrale acquisti del ministero dell'economia. Scafarto è coinvolto soprattutto nel filone della procura di Roma sulle fughe di notizie che dall'estate scorsa hanno complicato se non addirittura compromesso parte del lavoro degli investigatori.

I suoi difensori, Giovanni Annunziata e Attilio Soriano, hanno dichiarato che "si è posta una questione di carattere tecnico, ossia la competenza per territorio".

Il capitano Scafarto avrebbe dovuto essere interrogato oggi per la terza volta dai pm romani ma si è avvalso della facoltà di non rispondere in attesa della decisione dei pm sulla richiesta di trasferimento che potrebbe arrivare entro una decina di giorni.

In particolare il capitano è accusato di aver falsificato in almeno un paio di punti le informative fornite agli inquirenti della capitale sulle attività investigative svolte a Napoli sugli appalti Consip e relative al presunto coinvolgimento di Tiziano Renzi, padre del segretario del Pd, e dei servizi segreti (vedi qui sotto gli articoli collegati). L'ultimo capo di imputazione, la rivelazione del segreto d'ufficio, è invece da collegare alle informazioni sulle indagini che l'ufficiale è accusato di aver fornito a due ex colleghi del Noe passati all'Aisi, l'Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna.

Sabato scorso è stato nuovamente interrogato dai pm romani anche l'ex presidente della Consip Luigi Ferrara, indagato per false informazioni agli inquirenti. Al termine dell'incontro con i pm, l'avvocato di Ferrara, Filippo Dinacci, ha dichiarato che l'iscrizione del suo assistito nel registro degli indagati è frutto di "un mero equivoco linguistico".

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