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giovedì 17 ottobre 2019

Cronaca martedì 23 maggio 2017 ore 21:10

"Inchiesta Consip, piena sintonia fra le procure"

Vertice di due ore e mezzo fra i procuratori di Roma e Napoli che indagano per corruzione e turbativa d'asta negli appalti della centrale acquisti



ROMA — Il comunicato congiunto diffuso al termine del vertice fra le procure di Roma e Napoli che da mesi indagano sugli appalti miliardari della Consip, la centrale acquisti del Ministero dell'Economia, vuol spengere o almeno attenuare accuse, sospetti e polemiche che rimbalzano fra forze politiche, organi della magistratura e mezzi di informazione intorno a una delle indagini più complesse e delicate che abbiano mai riguardato la pubblica amministrazione e ai rapporti fra gli stessi inquirenti (vedi articoli collegati).

"Il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e il procuratore facente funzioni di Napoli Nunzio Fragliasso, unitamente agli aggiunti Paolo Ielo e Filippo Beatrice e ai sostituti Mario Palazzi, Henry John Woodcock e Celeste Carrano, titolari dei procedimenti contro Alfredo Romeo e altri, si sono incontrati oggi per una riunione di coordinamento investigativo delle rispettive indagini" si legge nella nota.

"La riunione si è svolta in un clima di sereno e proficuo confronto - si legge ancora nel comunicato congiunto - All'esito della riunione è emersa piena sintonia tra i due uffici ed è stata confermata la collaborazione su tutte le future iniziative investigative nell'ambito delle rispettive competenze".

"Con Pignatone non ci sono mai stati problemi ma solo collaborazione" ha sottolineato uscendo dalla sede della procura romana Fragliasso.

Insomma, niente attriti nè contestazioni fra le due procure. Ed entrambe continuano a lavorare.

Nell'inchiesta incentrata su un appalto Consip da 2,7 miliardi euro è stato arrestato per corruzione l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo e indagato sempre corruzione il dirigente della Consip Marco Gasparri. Indagati invece per rivelazione di segreto d'ufficio il ministro dello sport Luca Lotti e i generali dei carabinieri Emanuele Saltalamacchia e Tullio Del Sette; per traffico di influenze illecite Tiziano Renzi, padre del segretario del Pd Matteo, il suo amico imprenditore Carlo Russo e l'ex parlamentare di An Italo Bocchino, divenuto consulente di Romeo; per falso ideologico e materiale il capitano del Noe di Napoli Giampaolo Scafarto, autore delle informative sulle indagini trasmesse alla procura di Roma. Il tutto con testimone-chiave eccellente: l'amministratore delegato di Consip Luigi Marroni.

Nel corso delle indagini sono emerse importanti fughe di notizie e sono state pubblicate da alcuni organi di stampa intercettazioni telefoniche che hanno fatto scalpore. Al punto tale che pochi giorni fa  il segretario del Pd Matteo Renzi ha ipotizzato in un'intervista a La Stampa "un disegno eversivo" contro il suo governo. Anche se poi l'esecutivo guidato da Renzi è caduto a prescindere dalle investigazioni delle procure dopo la clamorosa sconfitta del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.



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"Conte falso come il Parmesan", bagarre Lega in Senato. Casellati sospende la seduta

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