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venerdì 23 agosto 2019

Attualità lunedì 18 febbraio 2019 ore 18:36

Navigator, la Toscana ricorre alla Consulta

La Regione ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale per reclutare a tempo indeterminato le nuove figure previste dal reddito di cittadinanza



FIRENZE — La giunta regionale della Toscana nella sua ultima seduta ha deciso di ricorrere alla Corte Costituzionale sulle procedure di reclutamento dei navigator, la nuova figura professionale che si dovrà occupare di selezionare le offerte di lavoro per i beneficiari del reddito di cittadinanza e di monitorarne il comportamento. Obiettivo del ricorso, arrivare a un concorso per reclutare il personale dei centri per l'impiego secondo le procedure previste dalla Costituzione. La decisione è stata presa sulla base di una comunicazione portata dall'assessore al lavoro Cristina Grieco, coordinatrice anche della IX Commissione della Conferenza delle Regioni dedicata proprio a formazione e lavoro.

La giunta ha anche stabilito di indire un concorso generale per assumere presso i centri per l'impiego, in modo da coprire la quota parte che spetta alla Toscana in relazione alla cifra di 10mila 'navigator' indicata dal Governo.

"È singolare che il governo da una parte spinga all'autonomia regionale e dall'altra invece voglia accentrare in malo modo funzioni che la Costituzione indica come concorrenti, prevedendo così una leale collaborazione tra Stato e Regioni", hanno detto il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi e l'assessore Grieco. "In ogni caso per noi il discorso è chiaro, in Toscana non ci saranno 'navigator' presi come precari e assunti senza le procedure concorsuali previste dalla stessa Costituzione. Lavoriamo per poter assumere a tempo indeterminato". Secondo Rossi e Grieco quella del governo sui navigator è "una norma improvvidamente inserita nella legge di bilancio che inibisce l'utilizzo delle graduatorie per un numero di posti superiore a quello messo a concorso".

"Siamo convinti di avere ragione - spiegano presidente e assessore - perché si calpestano i diritti di cittadini e lavoratori che hanno partecipato ai concorsi e sono stati giudicati idonei dalle commissioni, obbligandoli a ripetere prove per cui già erano stati positivamente giudicati. È una norma vessatoria, che - cosa da non sottovalutare - si tradurrà anche in un aumento dei costi per la pubblica amministrazione".



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