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Attualità lunedì 11 dicembre 2017 ore 16:00

La Toscana non è terra di mafia ma la mafia c'è

Servizio di Serena Margheri

Presentato a Firenze alla presenza del ministro Orlando il primo rapporto sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana



FIRENZE — La Toscana non è terra di mafia ma la mafia c’è, come diceva il giudice Caponnetto. A dirlo sono i dati del primo rapporto “Sui fenomeni di criminalità organizzata e corruzione in Toscana” realizzato per la Regione dalla scuola normale di Pisa, e presentato a Palazzo Strozzi Sacrati alla presenza del ministro alla giustizia Andrea Orlando, del presidente della regione toscana Enrico Rossi con l’assessore regionale Vittorio Bugli. Gli interessi del clan criminali in Toscana sono duplici: da una parte fare affari e dall’altra reinvestire i proventi illeciti maturati altrove. L'impegno toscano contro la criminalità organizzata è stato apprezzato anche dal ministro Orlando.

"E' un fatto assolutamente positivo che si faccia un rapporto, è colto pienamente lo spirito della legge che ha istituito l'autorità nazionale anticorruzione, ovvero guardare alla dimensione della prevenzione piuttosto che semplicemente all'aspetto repressivo e penale. E poi penso che si evidenzi un dato di grande interesse, ovvero che oggi conta molto come si fanno i piani di prevenzione. Bisogna evitare che siano una sorta di copia-incolla che viene attuato in ogni ente". Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando parlando con i giornalisti nella sede della Regione Toscana a Firenze, a margine della presentazione del primo Rapporto annuale sui fenomeni corruttivi e di criminalità organizzata in Toscana. Secondo Orlando, "ogni ente ha le sue specificità, quindi è molto importante che se ne tenga conto in cui si va a fare un piano di prevenzione".

“Non c'è più la Toscana felice, né dobbiamo essere la bella addormentata nel bosco per quanto", così il presidente Rossi ha spiegato il senso del rapporto annuale sui fenomeni di criminalità.

"Non c'è, ad oggi - spiega Rossi - in Toscana una presenza territoriale organizzata della mafia. Ma domani potrebbe accadere. Già oggi del resto la Toscana è terra dove le mafie e la criminalità investono e sono state certificate presenze preoccupanti: sulla gestione dei rifiuti, sulle tratte e il caporalato, sul commercio della droga o i traffici del porto di Livorno. E non dobbiamo farci dunque trovare impreparati". "Serve – dice Rossi - un'attenzione consapevole, anche quando non ci sono grossi titoli, perché chiudere gli occhi in questi casi è esiziale. La Toscana è attraversata da tutte le contraddizioni dell'epoca che stiamo vivendo".

Quindi questa ricerca non ha solo lo scopo di scattare una fotografia dello stato della criminalità in Toscana, come ha sottolineato l'assessore Vittorio Bugli.

Nel rapporto si legge che il porto di Livorno è diventato uno snodo centrale per i traffici di cocaina, diretti da organizzazioni riconducibili all''ndrangheta. Sono invece riconducibili ai casalesi le connessioni fra gioco d’azzardo e usura. La Maremma e la provincia di Siena sono le più esposte al caporalato. Nello sfruttamento della prostituzione i gruppi malavitosi stranieri sono più influenti di quelli italiani. L’ultimo omicidio mafioso è avvenuto nel 2015 a Tirrenia. Gli investimenti per riciclare denaro sporco prediligono il settore immobiliare, il turismo e il commercio. In aumento le attività mafiose legate allo smaltimento dei rifiuti, come i reati di corruzione nella pubblica amministrazione, triplicati ad Arezzo e in crescita a Firenze, Lucca e Prato. I beni confiscati alla mafia sono in tutto 451, fra cui 46 aziende. Il grosso delle aziende si concentra a Prato e provincia, Lucca, Livorno e Firenze.



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