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venerdì 21 giugno 2024

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Dizionario (quinta puntata)

di Nicola Belcari - lunedì 12 giugno 2023 ore 08:00

Disagio Vissero per sempre felici e contenti. La classica formula finale della fiaba non si accontenta della felicità ma la raddoppia. Noi sappiamo che vissero felici e poi capitarono sofferenze finché non morirono e con più probabilità uno assistette alla morte dell’altro. Sazi di giorni? (come Giobbe) pronti e sereni a quel duro passo come fosse il migliore? La felicità è un momento, che svanisce; s’insegue con consapevolezza e istintivamente nel tentativo di evitare o limitare il suo contrario, l’infelicità, o peggio il dolore. La ricerca della felicità dei teorici liberali, in buona o mala fede, è un’ammissione di un disagio: la nostra, infatti, è una società del malessere. Nella sua organizzazione ce ne sono tutti gli ingredienti. 

Ebetudine Quando su un social vedo i post di alcune persone, alcune di un certo tipo, che si divertono e sono felici provo invidia e mi dico: come sarebbe bello essere imbecilli! E comunque sempre meglio di essere ebeti e pure tristi; anche se non è indizio di buon gusto sbattere la propria felicità in faccia agli altri, a tutti i poveracci come me, che conducono un’esistenza misera e fallimentare. Solo gli imbecilli potrebbero offendersi e comunque me ne scuso contando sulla loro indifferenza e assenza di attenzione e considerazione (“nemmeno ti ca… lcolano”) intenti come sono a spassarsela. 

Re-visione Con la monarchia rediviva re taumaturghi, sul trono per diritto divino, (una scelta superiore a una volgare votazione) potranno guarire dalla scrofola o, mutati i tempi, da altre patologie più attuali. Ma col ritorno alla casa di partenza in questo gioco dell’oca in cui precipitiamo, saremo destinati a ripercorrere il cammino già fatto come in un infernale eterno ritorno, o muteremo rotta verso orizzonti gloriosi? Avremmo potuto provare ad accontentarci: se dicono - Dio salvi il Re – noi repubblicani rispondiamo - Dio salvi il Presidente – se voi suonate le vostre trombe, noi suoneremo le nostre campane (Pier Capponi). Già s’è sentito: l’ha detto il Presidente! Non è più di Aristotele l’ipse dixit. Non più: lo chiede l’Europa! Lo vuole mia moglie! Un presidente, imponendo le mani, almeno un raffreddore lo guarirebbe.

Sconfitta La sconfitta era inevitabile. Sapevamo che avremmo perso, già allora, ma non significò rinunciare alla lotta; avremmo smesso senza accorgersene, piano-piano. Se avevamo un programma o anche solo un’idea chiara non lo sappiamo ma di sicuro è stata sconfitta e in maniera definitiva. Era scritto nelle stelle? Era divinato nelle centurie di Nostradamus? Più che un presentimento o un presagio era una previsione facile-facile. Ma chi avrebbe immaginato che sarebbe riapparsa una Clorinda? Guerriera dai capelli gialli, stavolta alla testa dello schieramento avverso, spalleggiata da un gigante, una via di mezzo tra Goffredo di Buglione e Lothar (di Mandrake). Mentre Erminia tra i pastori fa capolino.

Nicola Belcari

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