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lunedì 22 aprile 2024

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Intelligenza artificiale e deficienza naturale

di Nicola Belcari - giovedì 18 gennaio 2024 ore 08:00

(ancora l’oca)

In attesa dell’avvento dell’intelligenza artificiale, per ora siamo serviti della deficienza naturale (e per certi versi anche un po’ artificiale). Ci siamo organizzati per non farci mancare niente… quanto a disgrazie e catastrofi, mentre si aspetta l’apocalisse, che non ci verrà né da Dio, né dalla Natura, ma di cui saremo allo stesso tempo autori e vittime. Se è vero ciò che gli scienziati sostengono, gli uomini potrebbe autoinfliggersi il prossimo mini-diluvio mediante il riscaldamento globale e conseguente innalzamento dei mari. Del resto per la catastrofe definitiva abbiamo già quel che serve, dall’atomica in poi.

Il tempo dell’oca va verso la sua degna conclusione. È l’oca della stupidità farcita da falsi miti, costumi e abitudini fasulli, infiocchettata di retorica. È lo stemma della nostra epoca, è il simbolo issato sull’albero della nostra nave alla deriva. Manca solo il quotidiano televisivo ufficiale alzabandiera dopo uno squillo di tromba. Di fronte allo spettacolo offerto, di fronte all’assurdo, al grottesco, al paradossale, una volta si sarebbe detto, non sappiamo se ridere o piangere.

La nuova frontiera è il replicante umanoide, il robot di un’impressionante mimesi che l’uomo-scienziato crea a sua immagine e somiglianza. Ma se l’uomo ha ricevuto lo spirito, una parte di divinità, il portento tecnico dell’automa non ha un’anima, mentre l’uomo-tecnico sta perdendo la sua. E di preferenza sono uomini che creano la loro Eva, d’affascinante perfezione, ubbidiente, docile e dolce, di cui innamorarsi come Pigmalione. Non è una donna vera ma quel che conta è che lo sembri e l’illusione funzioni.

Non c’è da fidarsi della mia critica atrabiliare. È quella del malinconico insoddisfatto costretto all’inazione dalla sindrome di cui soffre, nel recinto del suo umor nero, è quella di chi non trova spiragli nel carcere dove s’è chiuso e tra meditazione solitaria, amarezza e sconforto si concede l’ora d’aria di un’erranza nella natura alla ricerca della pace nell’assenza dei suoi simili. Si deve sempre controllare, verificare, osservare e dunque riflettere, considerare e formarsi un giudizio quando ci siano elementi sufficienti per non sospenderlo. Fatti non foste…

Nicola Belcari

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