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domenica 16 maggio 2021

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Morale moderna

di Nicola Belcari - giovedì 22 aprile 2021 ore 12:40

Noto personaggio sotto accusa. Che avrà fatto? In quanto persona abbiente, i reati tipici si circoscrivono in una gamma ristretta se relativa alla sua professione. Oppure come qualsiasi altro individuo non appartenente alla malavita sarà caduto preda di un raptus per un gesto inconsulto?

Nossignore. Non ha atteso il proprio turno (ah, s’era pensato al peggio)… per un bene pure meno ambìto? Esisteva un turno al momento? Si fa appello alla coscienza se manca la chiarezza di una legge? Le esortazioni sono retroattive? Un atto di quale gravità?Tanta è la confusione sotto il cielo…

Grave è il peso della scelta e dell’agire nel mondo in cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un ciclone (come anche un tempo un ferro di cavallo poteva decidere le sorti di una battaglia).

Al di là di tutto, oggi, s’è persa la lezione di Boccaccio. Egli racconta, in una delle novelle più famose, di un delinquente e peccatore incallito, ser Cepparello o Ciappelletto, uomo senza scrupoli colpevole di delitti vari e di diversa specie, che in punto di morte inganna un buon prete confessando colpe così lievi e insignificanti, di cui si mostra pentito e mortificato all’eccesso, in modo tale da essere considerato santo. Ser Ciappelletto si accusa di bazzecole, come aver sputato per terra, come se fossero crimini efferati. E in virtù di un simile capolavoro di ipocrisia e disprezzo della Fede che riceve gli onori di un santo dopo la morte.

Il “Nostro” avrebbe evitato l’ostracismo e la pubblica riprovazione se, invece di provocare rivendicando il proprio operato come un esempio, si fosse mostrato afflitto, avesse rivolto a se stesso aspre contumelie, riconosciuto di aver commesso un crimine abominevole, rivelando, per soprammercato, di essersi, una volta, infilato un dito nel naso, di essere perciò una persona spregevole degna della più severa punizione.

Oggi al politico che ha inveito in un pubblico ufficio, a torto o a ragione che fosse, si chiedono le dimissioni dalla carica che ricopre per l’arroganza dimostrata mentre può restare al proprio posto chi nel rispetto della legge danneggia le finanze statali pagando consulenze a conoscenti, svendendo immobili agli amici, ecc. Aver sottratto un francobollo è equiparato alla sottrazione di milioni perché il reato ha nome furto e chi lo compie si chiama ladro.

Gli apologeti di tale teoria sostengono con incontrovertibili argomenti che l’operaio che è andato in bagno a fare una giratina o il contadino che si appropria di un cesto di mele del raccolto da dividere col padrone sono dei disonesti che condividono una stessa mentalità con i grassatori matricolati. Secondo costoro come si può pretendere onestà dai nostri rappresentanti se i rappresentati farebbero lo stesso al loro posto?

Noi siamo perciò degnamente rappresentati, abbiamo la classe politica che ci meritiamo e in ultimo è colpa nostra anche la corruzione degli altri. Se finora si potevano sostenere queste brillanti teorie, quando si pretende di essere guidati dai migliori e dunque migliori di noi, esse non valgono più. Dobbiamo comunque essere noi per primi a mutare costume, o meglio, il malcostume?

Sì. A sentir loro. Siccome sono gli esperti sono nel giusto. Allora mi cospargo il capo di cenere. Anch’io una volta devo aver fatto qualcosa di cui mi vergogno ma non mi sono pentito abbastanza. Non chiedete che cosa… perché… chi mi assicura che sia caduta in prescrizione?

Nicola Belcari

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