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Martedì 09 Giugno 2026

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Momenti (e immedesimazione)

di Nicola Belcari - Martedì 09 Giugno 2026 ore 08:00

Nascosti seguiamo lo svolgersi del piano, trepidando, nella notte, alla fioca luce di una falce di luna nel giardino della reggia; la donna mercenaria protetta dal velo dovrà recitare la parte di un’altra grazie a una vaga somiglianza. Nelle vesti della sovrana incontrerà lo spasimante (quale audacia!) per dare una risposta positiva con la sua sola presenza. Col gesto del silenzio: non c’è necessità di compromettersi con parole per sancire un patto con una regina.

Scappavo per i tetti delle case, le tegole ciottolavano avvertendo del mio passaggio, furtivo uscivo dall’inferno sudicio e tetro della prigione. L’aria pura della libertà era una carezza salmastra. Al mare sarei stato salvo. Ero stato da giovane prigioniero di un amore per un uomo ma il mio istinto non m’aveva tradito: era un travestimento, era una giovane troppo bella per non essere una donna.

Timori e tanti ricordi, un sottile brivido stringendomi nei panni per una brezza fresca, lasciavo i luoghi dove avevo vissuto e che pensavo mai avrei abbandonato, già rimpiangevo le sagome dei monti familiari, era il turbamento di un addio alla terra, alla casa, nel silenzio di una fuga rotto solo dallo sciacquio dell’acqua scura del lago nell’ora serotina contro i fianchi della barca. Quale domani m’aspettava?

La tenuta di Pemberley m’apparve in tutto il suo splendore. La visita del palazzo, d’una ricchezza regale senza esibizione che magnificava il suo padrone e lo personificava gloriosamente, confermava un ripensamento: avrei potuto esserne la signora, la signora di quel cuore e di quella magione.

Avevo avvertito un indefinito sospetto. Ero la vittima di una macchinazione, un complotto di due persone che sorpresi insieme in un atteggiamento non equivoco ma troppo disinvolto e indice di una conoscenza senza imbarazzo. La rivelazione però inaspettata e crudele fu di una donna, per pietà o disprezzo e m’atterrì: la figlia di mio marito aveva un’altra madre, era colei che mi aveva ingannato.

Agnes scendendo le scale alzò il dito per indicare il cielo, era un muto messaggio: Dora, mia moglie, era morta. Oggi è il gesto del calciatore che ha spedito la palla nella rete (che sia “vedere” l’assegno passare nel conto corrente? Poveri noi!).

Piangevamo, noi che l'amavamo amata, la sorte di Aglaia, generosa, altera bellezza, giovane gettata via, come denaro nel fuoco del camino, scialo penoso, spreco incommensurabile perché dello spirito.

La luce della luna attraverso la finestra si posò su di me col suo bacio. Mi lasciò occhi verdi e un destino: dopo amerai il luogo dove non sarò, chi non incontrerò mai, le acque, i fiori di velluto che colorano e profumano la notte.

Nelle viscere della terra finalmente potevamo unirci d’un amore più forte della sorte avversa che aveva fatto di lei la donna di un altro. Era una sposa morente senza l’aria per respirare (come per una stufa difettosa).

Il dolore dei ricordi, il figlio, il padre, il verde melograno, la cavallina storna. La nostalgia, il rimpianto, il desiderio di abbracciare la madre. Negato. Nel mondo delle ombre.

Nicola Belcari

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